Un’indagine Udicon-Piepoli conferma i rincari: il cioccolato industriale sfiora i 77 euro al chilo. Nove italiani su dieci percepiscono aumenti netti, mentre il 46% dei consumatori segnala formati ridotti per le uova di Pasqua.
La sorpresa nell’uovo, quest’anno, rischia di essere amara per il portafoglio. Con l’avvicinarsi delle festività, il fenomeno della shrinkflation (la riduzione delle quantità a parità di prezzo) e i rincari diretti stanno ridisegnando le abitudini di spesa degli italiani. Secondo i dati raccolti da Udicon e dall’Istituto Piepoli, l’85% dei consumatori giudica le uova di cioccolato “troppo care” e quasi la metà degli intervistati ha notato una diminuzione del peso del prodotto rispetto al passato.
I numeri del caro-cioccolato
Nonostante una distensione dei prezzi del cacao sui mercati internazionali nell’ultimo biennio, il costo del prodotto finito sugli scaffali continua a salire. Il Codacons registra aumenti che oscillano tra il +6% e il +10% rispetto alla Pasqua 2025:
- Uova industriali: Il prezzo al chilo ha sfondato la barriera dei 77 euro, contro i 70 euro dello scorso anno.
- Colombe: Situazione più stabile per il dolce lievitato, con rincari contenuti intorno al +3%. Le versioni classiche si attestano tra i 5,40 e i 15,90 euro, mentre le farcite possono sfiorare i 20 euro.
- Valore del mercato: Complessivamente, il giro d’affari per uova e colombe in Italia supera i 600 milioni di euro annui.
La risposta dei consumatori: fuga verso i discount
La reazione degli italiani non si è fatta attendere. La percezione della shrinkflation, notata dall’84% degli intervistati, ha incrinato il rapporto di fiducia con i grandi marchi. Ben tre italiani su quattro dichiarano di aver già modificato le proprie strategie di acquisto:
- Spostamento della spesa verso i discount e i mercati locali.
- Ricerca di prodotti alternativi o marchi meno noti.
- Confronto serrato dei prezzi al chilo piuttosto che per singola unità.
Il commento di Udicon
“Non si tratta solo di prezzi più alti, ma di una percezione diffusa che incide sulla fiducia”, spiega Martina Donini, presidente nazionale di Udicon. La tendenza a ridurre le grammature mantenendo i prezzi invariati genera confusione e spinge le famiglie verso scelte di risparmio forzate, segnale di un potere d’acquisto sempre più sotto pressione.
In un mercato dove il “formato famiglia” sembra rimpicciolirsi ogni anno, l’unica difesa del consumatore resta l’occhio attento all’etichetta del prezzo al chilo, vero indicatore del valore reale di ciò che mettiamo nel carrello.

