Il governo guidato da Giorgia Meloni è pronto a varare un nuovo Decreto Energia, atteso in Consiglio dei ministri, con l’obiettivo dichiarato di ridurre il peso delle bollette per famiglie e imprese. Sul tavolo ci sarebbero circa 3 miliardi di euro, una cifra considerata significativa ma non risolutiva rispetto all’ampiezza del problema del caro-energia.
Tra le ipotesi allo studio, l’intervento più delicato riguarda il meccanismo europeo degli ETS (Emission Trading System), ovvero il sistema di scambio delle quote di emissione di CO₂, che incide in modo rilevante sul prezzo finale dell’energia.
Come si forma il prezzo dell’energia
Il prezzo dell’elettricità in Italia si basa sul cosiddetto meccanismo del prezzo marginale. Ogni giorno i produttori offrono energia partendo dalle fonti meno costose, come rinnovabili e solare, per poi passare a quelle più care, tra cui il gas, quando la domanda lo richiede.
Poiché il gas è generalmente la fonte più costosa utilizzata per soddisfare il fabbisogno, il suo prezzo finisce per determinare quello dell’intera energia immessa sul mercato. In pratica, anche l’elettricità prodotta con fonti meno costose viene pagata al prezzo dell’ultima fonte necessaria a coprire la domanda, spesso il gas.
Cosa sono gli ETS e quanto pesano in bolletta
L’ETS è uno strumento introdotto dall’Unione europea per incentivare la riduzione delle emissioni inquinanti. Le aziende energetiche che producono CO₂ devono acquistare “permessi” per ogni tonnellata emessa.
Il costo di questi crediti è aumentato sensibilmente negli ultimi anni e incide direttamente sul prezzo dell’energia. Secondo le stime, su 120 euro per megawattora, circa 30 euro sono legati proprio al costo delle quote ETS. Una parte di questa spesa viene poi trasferita su imprese e famiglie attraverso le bollette.
L’ipotesi del governo
L’idea dell’esecutivo sarebbe quella di modificare il modo in cui gli ETS incidono sul prezzo dell’energia, facendo sì che il costo dei permessi venga applicato esclusivamente quando il gas viene effettivamente utilizzato per produrre elettricità, e non in modo indiretto sull’intero sistema.
Si tratterebbe di un intervento tecnico sul meccanismo di formazione del prezzo, con l’obiettivo di ridurre l’effetto “a cascata” che oggi porta il costo del gas – e dei relativi permessi di emissione – a influenzare tutto il mercato elettrico.
Resta però da capire quanto questa revisione potrebbe realmente tradursi in un risparmio concreto per utenti finali.
Il nodo europeo
Il principale ostacolo è rappresentato dall’Unione europea. Una modifica unilaterale del meccanismo potrebbe essere considerata un aiuto di Stato, poiché favorirebbe le imprese italiane rispetto a quelle di altri Paesi membri, alterando le regole della concorrenza nel mercato unico.
Un eventuale stop di Bruxelles renderebbe quindi più complesso l’intervento strutturale sugli ETS.
Oneri di sistema e prospettive future
Oltre al costo dell’energia in sé, le bollette italiane risultano tra le più alte d’Europa anche a causa degli oneri di sistema, componenti tariffarie che finanziano, tra le altre cose, gli incentivi alle energie rinnovabili.
Secondo le stime dell’Osservatorio per il monitoraggio del Pniec (Piano Nazionale Integrato Energia e Clima), il peso di questi oneri potrebbe ridursi nei prossimi anni, contribuendo a un alleggerimento strutturale delle bollette.
Il Decreto Energia, dunque, si muove su un terreno complesso: tra esigenze di tutela di famiglie e imprese, vincoli di bilancio e regole europee, il margine di manovra è limitato. L’obiettivo è contenere i costi nel breve periodo, ma la vera sfida resta quella di una riforma più ampia del mercato energetico.

