La Regione avvia una sperimentazione da 3 milioni di euro rivolta ai bambini dai 6 agli 11 anni. Dal 2027 il progetto punta a diventare stabile e diffuso su tutto il territorio regionale.

In Emilia-Romagna le scuole primarie apriranno in anticipo, ma non con lezioni obbligatorie. A partire da quest’anno, infatti, la Regione promuoverà attività extrascolastiche dal 31 agosto al 14 settembre, pensate per i bambini dai 6 agli 11 anni e per sostenere le famiglie nel periodo che precede l’avvio ufficiale dell’anno scolastico.

L’iniziativa è stata annunciata dal presidente della Regione Michele de Pascale e dall’assessora alla Scuola Isabella Conti, che hanno presentato il progetto come una risposta concreta a una delle fasi più complesse dell’organizzazione familiare: le ultime settimane d’estate, quando molti genitori sono già rientrati al lavoro e le scuole non hanno ancora riaperto.

La misura chiude definitivamente il confronto sulla possibile modifica del calendario scolastico. L’ipotesi di intervenire sui giorni di lezione obbligatori è stata accantonata perché, come spiegato dall’assessora Conti, avrebbe rischiato di scontentare sia una parte delle famiglie sia una parte del mondo della scuola. Da qui la scelta di individuare una soluzione alternativa, basata su attività volontarie e non sostitutive della normale programmazione didattica.

Il progetto sperimentale sarà finanziato per il primo anno con 3 milioni di euro di risorse regionali e si rivolgerà a una platea potenziale di circa 100mila bambini della scuola primaria. L’obiettivo è coprire quello che il presidente de Pascale ha definito il periodo più critico per molte famiglie, anche dal punto di vista economico.

La sperimentazione partirà in 42 Comuni dell’Emilia-Romagna, tra cui tutti i capoluoghi e diverse unioni montane e interne. L’intenzione della Regione è inserire successivamente la misura nella nuova legge regionale, così da estenderla dal prossimo anno a tutti i Comuni del territorio. Per rendere il progetto strutturale, l’investimento stimato è di circa 10 milioni di euro all’anno.

Le attività saranno condotte da educatori professionali esterni e da realtà del terzo settore, seguendo un modello simile a quello già utilizzato per i servizi di pre e post scuola. I percorsi saranno incentrati su compiti, supporto alla didattica e attività educative, con modalità organizzative definite dai singoli Comuni.

Il servizio sarà ad adesione volontaria. Saranno inoltre le amministrazioni comunali a stabilire orari e costi, in base alle esigenze dei territori e all’organizzazione locale.

“Le famiglie fanno gli equilibristi, soprattutto nel periodo estivo”, ha sottolineato l’assessora Isabella Conti, evidenziando come la nuova misura voglia offrire un punto di riferimento concreto nelle prime due settimane di settembre.

Con questa sperimentazione, l’Emilia-Romagna punta dunque a costruire un nuovo modello di supporto alle famiglie, senza modificare il calendario scolastico obbligatorio ma ampliando l’offerta educativa nei giorni che precedono la riapertura delle scuole. Un progetto che, se confermato e stabilizzato, potrebbe diventare dal 2027 uno strumento permanente di conciliazione tra tempi di vita, lavoro e bisogni educativi dei bambini.

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