Inaugurata la mostra ‘Canto Napoli’, un omaggio inedito dell’artista alla canzone partenopea. Venticinque partiture iconiche reinterpretate dal maestro della cancellatura.

Il linguaggio universale della musica napoletana incontra il gesto rivoluzionario di Emilio Isgrò. È stata aperta oggi al Museo e Real Bosco di Capodimonte la mostra ‘Canto Napoli’, un progetto curato dal direttore Eike Schmidt che vede l’artista siciliano confrontarsi per la prima volta con il repertorio canoro della città.

Isgrò, maestro della Cancellatura dagli anni Sessanta, ha applicato la sua tecnica distintiva su 25 spartiti di brani immortali. Il percorso spazia dai classici dell’Ottocento come ‘O sole mio e Te voglio bene assaje (attribuita a Donizetti), attraversa i capisaldi del Novecento come Reginella, Malafemmena e Maruzzella, fino a giungere alla modernità di Napule è di Pino Daniele. Sulle partiture, dove il testo non è mai totalmente celato ma trasformato in componimento ermetico, brulicano insetti (api e formiche) che, secondo Schmidt, agiscono come “ipersegni” dinamici, capaci di interpretare l’anima sociale della canzone.

Oltre alle carte, l’esposizione comprende tre sculture – due mandolini e una chitarra a dimensione reale – anch’essi attraversati dai segni dell’artista. Questa operazione prosegue il lungo cammino di Isgrò nella riscrittura dei grandi testi dell’umanità (dalla Bibbia alla Costituzione), inclusa la recente “cancellazione” dell’Enciclica Laudato si’, lavoro iniziato sotto Papa Francesco e proseguito con l’attuale pontefice Leone XIV. La mostra resterà aperta fino al 29 settembre, allestita al secondo piano della reggia.

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