La storia della cosiddetta “Famiglia nel bosco” continua a far discutere e ormai ha superato i confini nazionali. Il caso, che vede coinvolta una coppia anglo-australiana residente a Palmoli (Chieti) e i loro tre figli allontanati dal Tribunale per i Minorenni dell’Aquila, vive in queste ore un nuovo capitolo: Catherine e Nathan, i due genitori, sembrano disposti a riconsiderare alcune loro posizioni pur di arrivare al ricongiungimento con i bambini.
Lo conferma Danila Solinas, una dei loro legali, che parla di “totale collaborazione” da parte della coppia e della disponibilità a recepire le indicazioni fornite dal Tribunale:
«Spero che il Tribunale accolga con favore tutti gli elementi nuovi emersi a seguito dell’ordinanza» afferma Solinas, lasciando intendere che il clima, pur complesso, stia evolvendo verso un confronto più costruttivo.
I bambini da venti giorni in una casa famiglia
I tre piccoli, ricoverati settimane fa per una intossicazione da funghi, vivono ormai da venti giorni in una casa famiglia di Vasto. La mamma può vederli solo all’ora dei pasti; il padre, per ora, è escluso dagli incontri.
Questa mattina, nella struttura, si sono presentati anche due rappresentanti dell’Ambasciata d’Australia, segno dell’eco internazionale che il caso ha assunto nelle ultime settimane. L’obiettivo della visita diplomatica è comprendere a fondo la situazione e verificare il rispetto delle garanzie per i minori e per la famiglia.
All’incontro erano presenti anche la curatrice speciale, Marika Bolognese, e la tutrice, Maria Luisa Palladino, nominate dal Tribunale per seguire da vicino il percorso dei minori.
Scuola, vaccini, socializzazione: i nodi aperti
«Si sta valutando la scuola, primariamente» ha spiegato Palladino ai giornalisti, poco prima di entrare nella struttura, confermando che uno dei punti centrali della vicenda è l’obbligo scolastico.
Il mancato inserimento dei bambini nella scuola dell’obbligo è infatti uno dei motivi che ha portato al provvedimento di allontanamento, insieme a:
- condizioni ritenute insalubri dell’abitazione;
- irregolarità vaccinali;
- scarsa socializzazione dei bambini, cresciuti in forte isolamento.
Secondo la tutrice, si sta tentando di prorogare di qualche giorno la permanenza dei piccoli nella comunità, per consentire un confronto più approfondito tra genitori, istituzioni e figure specializzate.
Possibile apertura della coppia
Il dato più significativo emerso nelle ultime ore è che Catherine e Nathan, per la prima volta, sembrerebbero pronti a modificare alcune scelte educative considerate finora irrinunciabili: dall’istruzione domestica alla gestione della salute dei figli.
Un segnale interpretato come un passo avanti verso la possibilità di un ritorno dei bambini nella loro famiglia, a condizione che vengano rispettati i parametri richiesti dalla legge italiana a tutela dei minori.
Una vicenda che divide l’opinione pubblica
Il caso ha suscitato reazioni molto diverse: c’è chi difende la libertà educativa dei genitori e chi, al contrario, ritiene che la vita isolata in un bosco abbia privato i bambini di diritti fondamentali.
Quel che è certo è che ora, sotto l’attenzione mediatica internazionale, la vicenda richiede equilibrio e rigore: trovare una soluzione che garantisca la sicurezza dei minori e, al contempo, consenta un ricongiungimento familiare che appaia sereno e stabile.
Il Tribunale tornerà a pronunciarsi nei prossimi giorni.

