I 60 anni di “C’era un ragazzo” risuonano tra i venti di guerra. Una nuova canzone firmata da Jovanotti e i ricordi di una vita: dalle scorribande con Dalla al primo incontro con il mare.
Gianni Morandi non smette di correre. A 81 anni, con l’entusiasmo di chi ha appena iniziato, l’artista simbolo della musica leggera italiana si prepara a calcare nuovamente i palchi dei grandi palasport. Un traguardo che lo stesso Gianni accoglie con una punta di incredulità e molta gratitudine, tra i viali della sua San Lazzaro dove lo incontriamo per fare il punto su una carriera che attraversa sei decenni di storia patria.
«Che effetto mi fa? Mi guardo allo specchio e non ci credo nemmeno io — scherza Morandi — ma appena sento il boato del pubblico nei palasport, le gambe ricominciano a muoversi da sole. È un’energia che non ha età». Ad accompagnarlo in questa nuova avventura c’è ancora una volta l’amico Lorenzo Jovanotti, che per lui ha scritto un nuovo brano inedito, destinato a diventare la colonna sonora di questo 2026. Un sodalizio, quello con Lorenzo, che ha rigenerato il percorso artistico di Gianni, portandolo nuovamente in vetta alle classifiche e rendendolo un’icona trasversale anche per le nuove generazioni.
Il 2026 segna un anniversario cruciale: i 60 anni di “C’era un ragazzo che amava i Beatles e i Rolling Stones”. Pubblicata nel 1966, la canzone valse a Morandi una storica medaglia per la pace in Russia, ma oggi il suo significato appare tristemente attuale.
«Oggi, tra le tensioni tra Trump e Putin e i troppi fronti di guerra aperti, quel ragazzo che muore in Vietnam potrebbe essere ovunque — riflette l’artista —. È incredibile come un pezzo nato sessant’anni fa riesca a raccontare ancora perfettamente il nostro presente. Cantarla oggi non è solo nostalgia, è un monito necessario».
Intervistato dall’inviata Claudia Fascia, Morandi si lascia andare ai ricordi, rievocando l’epoca d’oro delle scorribande bolognesi e dei grandi duelli televisivi:
- Gli amici di sempre: Le serate con Lucio Dalla e Francesco Guccini, tra sogni e canzoni scritte a tavolino. «Lucio mi manca ogni giorno, la sua follia era la mia bussola».
- I rivali-amici: Le sfide con Adriano Celentano e i fasti della Canzonissima, quando l’Italia intera si fermava davanti alla TV.
- Il Festival: Sanremo resta una casa sempre aperta, un luogo di trasformazione costante dove Gianni ha saputo essere concorrente, conduttore e, infine, “nonno” saggio della musica italiana.
Oltre i successi e i riflettori, emerge il lato più intimo dell’uomo di Monghidoro. Morandi ricorda con tenerezza le sue origini contadine e quel momento di svolta infantile: «Ho visto il mare per la prima volta a 13 anni. Venivo dalla montagna, per me quell’orizzonte infinito sembrava l’inizio di un altro mondo. Forse è lì che ho capito che volevo andare lontano».
Tra una corsa mattutina e un post sui social che raccoglie l’affetto di milioni di follower, Gianni Morandi si conferma il “maratoneta” della canzone italiana. La sua non è solo una resistenza fisica, ma una capacità rara di restare empatico e autentico, pronto a raccontare ancora una volta l’Italia con la stessa voce pulita di sessant’anni fa.

