L’Unione delle Camere Penali Italiane interviene con una presa di posizione netta nel dibattito sul referendum sulla riforma della giustizia e sulla raccolta firme avviata per rinviarne la data. Una mossa che, secondo i penalisti, non ha nulla a che vedere con la partecipazione democratica, ma rappresenta piuttosto un tentativo di evitare il confronto nel merito.
«Chiedono un referendum per fermare un referendum che c’è già. Raccolgono firme non per dare la parola ai cittadini, ma per rinviarla», si legge nella dichiarazione ufficiale diffusa dall’Unione. Parole dure, che arrivano mentre il governo accelera verso la consultazione popolare sulla riforma costituzionale della giustizia, incentrata in particolare sulla separazione delle carriere tra magistrati inquirenti e giudicanti.
“Non temiamo il voto, lo vogliamo”
Per l’Unione Camere Penali il punto non è procedurale, ma politico e culturale. «Non è partecipazione, è una fuga dal confronto», scrivono ancora i penalisti, respingendo l’idea che il rinvio del referendum possa essere giustificato dall’esigenza di ampliare il dibattito pubblico.
La posizione è chiara: il referendum non va rinviato, ma affrontato apertamente. «Noi il referendum non lo temiamo. Lo vogliamo. E siamo pronti», afferma l’Unione, rivendicando la centralità del voto come strumento di scelta consapevole da parte dei cittadini.
Separazione delle carriere al centro dello scontro
Nel mirino dei penalisti c’è soprattutto la strategia di chi punta a rallentare o spostare la consultazione attraverso iniziative procedurali. Secondo l’Unione, la separazione delle carriere non può essere elusa con cavilli o manovre tecniche, ma deve essere discussa apertamente nel merito.
«La separazione delle carriere non si evita con le manovre procedurali: si discute nel merito, davanti al Paese e davanti ai cittadini», conclude la dichiarazione. Un messaggio che rilancia la centralità del referendum come momento di chiarezza su uno dei nodi storici del sistema giudiziario italiano.
Un clima di scontro destinato a crescere
L’intervento dell’Unione Camere Penali Italiane si inserisce in un clima politico sempre più teso attorno alla riforma della giustizia. Da un lato il governo, deciso ad andare al voto in tempi rapidi; dall’altro le opposizioni e alcuni comitati promotori che chiedono più tempo. In mezzo, il mondo dell’avvocatura penale che rivendica il diritto – e il dovere – di portare il confronto direttamente davanti agli elettori.
Con una certezza: qualunque sia la data, il referendum sulla giustizia non sarà una consultazione tecnica, ma uno spartiacque politico e culturale sul rapporto tra magistratura, processo e garanzie.

