Fermare il tempo per trasformare la geografia in un’esperienza dell’anima. È questo il cuore di “Discendere o salire”, la mostra fotografica di Andrea Borzatta inaugurata sabato scorso presso lo Spazio b5 di Bologna.
L’esposizione, curata dall’architetto Lorena Zúñiga Aguilera con il patrocinio del Consolato Onorario del Cile, resterà aperta al pubblico fino al 30 marzo 2026.
Il percorso: ventuno storie di luce e silenzio
La mostra propone un’immersione totale nel paesaggio cileno attraverso ventuno fotografie che creano un ponte visivo tra due estremi climatici e cromatici:
- La Patagonia: Caratterizzata da monocromi freddi e tonalità d’azzurro che comunicano un senso di immobilità assoluta. Qui il tempo sembra sospeso.
- Il Deserto: Un’esplosione di ocre diluite e terre consumate dal sole, dove la ripetizione dei toni rende la distanza una percezione fisica quasi tattile.
La visione dell’artista
Per Borzatta, l’obiettivo non è un semplice strumento di documentazione, ma un mezzo per creare connessioni che vanno oltre il linguaggio verbale:
“Riesco a fermare il tempo e a trasformare attimi fugaci in storie visive profonde. Ogni scatto si trasforma in un racconto.”
Secondo il critico Lorenzo Gresleri, gli scatti di Borzatta trasformano la scena in un’esperienza “corporea e poetica”, dove il paesaggio diventa uno specchio della coscienza di chi osserva.

