L’Inter scappa, ma il Napoli risponde presente. Nel big match che chiude la 31ª giornata, la squadra di Antonio Conte batte il Milan per 1-0 e riscrive le gerarchie del podio. Un verdetto pesantissimo che lancia gli azzurri al secondo posto solitario, staccando di due lunghezze proprio i rossoneri, ora terzi e scivolati a un proibitivo -9 dalla capolista di Chivu.

La prima frazione è lo specchio della tensione che aleggia sul campionato. Tanto agonismo a centrocampo, ma pochissima qualità negli ultimi sedici metri.

  • Milan contratto: L’attacco inedito con Nkunku e Füllkrug non punge. Il portoghese Leao e l’americano Pulisic restano in panchina (ufficialmente per acciacchi fisici e stanchezza da nazionale), e la manovra ne risente. Solo Fofana chiama Cerofolini all’intervento centrale.
  • Napoli spuntato: Senza Lukaku e Hojlund, Conte si affida al giovane brasiliano Giovane, ben arginato da Pavlovic. L’unico brivido arriva da una rovesciata acrobatica di McTominay allo scadere del tempo, che però finisce abbondantemente a lato.

Nella ripresa, la partita cambia volto grazie alle panchine. Mentre Allegri inserisce Gimenez e Athekame senza ottenere i frutti sperati, Conte pesca il jolly dal mazzo.

  • Il gol: Al 70′, poco dopo il suo ingresso per Spinazzola, Matteo Politano trova lo spiraglio giusto. Un mancino dei suoi che fulmina Maignan e rompe l’equilibrio di una sfida che sembrava destinata allo 0-0.
  • Assalto vano: Il Milan prova il tutto per tutto inserendo finalmente Leao e Loftus-Cheek, ma la reazione è tardiva e disordinata. Il Napoli si barrica con ordine, portando a casa tre punti che sanno di sentenza definitiva sulle ambizioni tricolore dei rossoneri.

Con questo successo, il Napoli si candida ufficialmente come l’unica squadra in grado di impensierire la corsa dell’Inter.

“L’Inter resta lontana, ma noi abbiamo il dovere di provarci fino alla fine”, il commento a caldo dell’ambiente azzurro. Per Allegri, invece, è il momento dei processi: l’approccio troppo difensivo e l’esclusione iniziale dei big pesano come macigni su una sconfitta che potrebbe aver chiuso i giochi scudetto con sette giornate d’anticipo.

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