Dopo il passaggio come Evento Speciale fuori concorso alle Giornate degli Autori della Mostra del Cinema di Venezia, arriva nelle sale italiane “Il quieto vivere”, il nuovo film di Gianluca Matarrese che debutterà il 12 marzo con la distribuzione di Luce Cinecittà.
Ambientato e girato tra Corigliano-Rossano e Sibari, nel cuore della Calabria, il lungometraggio nasce da un conflitto reale all’interno della famiglia del regista, trasposto in un racconto cinematografico che fonde documentario, teatro e finzione.
Protagonisti sono membri della famiglia di Matarrese – tra cui le cugine Maria Luisa Magno e Imma Capalbo, la madre Carmela Magno, le zie Concetta e Filomena, e i cugini Sergio Turano e Giorgio Pucci – che interpretano se stessi in una vicenda di faida domestica ambientata in un sperduto borgo calabrese.
Al centro del racconto ci sono due figure femminili: Luisa, una donna di circa cinquant’anni impegnata in lavori precari e sempre in conflitto con tutti, e la sua cognata Imma, donna più tradizionale e allo stesso tempo la sua “nemica esistenziale e condominiale”. La narrazione si svolge durante i pranzi di Natale, descritti come veri e propri campi di battaglia familiari – scanditi da insulti, denunce e sospetti – mentre le zie anziane tentano con ironia di ristabilire la pace.
Secondo Matarrese, la scelta di utilizzare i propri familiari e un linguaggio ibrido nasce dalla volontà di rappresentare un universo chiuso e iper‑reale, dove ogni lite diventa performance e ogni pranzo si trasforma in uno scontro rituale. Con ironia e crudeltà, il regista esplora la “anticamera del crimine”: quel momento lontano da gesti estremi ma carico di tensione emotiva, in cui la tragedia del reale può ancora essere evitata, forse proprio grazie alla forza del cinema.
Il film, scritto da Matarrese e Nico Morabito, è una co‑produzione Faber Produzioni e Stemal Entertainment con Rai Cinema / Elefant Films e RSI, prodotto da Donatella Palermo e Alex Iordachescu, con la collaborazione della Calabria Film Commission.
“Il quieto vivere” si configura così come un’opera originale nel panorama italiano contemporaneo: un’esplorazione del conflitto familiare e delle dinamiche sociali di un piccolo borgo, raccontata con un approccio che mescola realismo, teatro e messa in scena documentaristica, offrendo al pubblico una visione intensa e autentica del “quieto vivere” quotidiano, in cui dietro ogni gesto si nascondono tensioni profonde.

