Mentre il Paese si avvicina al referendum sulla riforma costituzionale della giustizia, il 3 marzo arriva in libreria Il ritorno della casta (Bompiani), il nuovo libro di Sigfrido Ranucci, volto storico di Report. Un’opera che si inserisce in uno dei momenti più delicati per l’assetto democratico del Paese, raccontando come si sia arrivati all’attuale proposta di riforma e quali forze abbiano agito nel tempo per ridefinire il rapporto tra politica e giustizia.

Il volume ricostruisce quello che l’autore definisce un “filo nero” che attraversa oltre cinquant’anni di storia italiana, collegando i santuari della Propaganda Due alle dinamiche del potere contemporaneo. Un filo invisibile ma continuo, che secondo Ranucci rappresenta il progetto della restaurazione: un processo lento, stratificato, progressivo, che avrebbe eroso nel tempo l’autonomia della magistratura.

Nel libro, l’autore parte dall’Italia post-Tangentopoli per descrivere un percorso che, nel corso dei decenni, avrebbe progressivamente ridimensionato il ruolo del potere giudiziario, fino a trovare nell’attuale proposta di riforma il suo punto di approdo più compiuto.

Ranucci ripercorre le principali tappe normative che hanno segnato il rapporto tra politica e giustizia:

la riforma Castelli del 2005, varata durante il secondo governo Silvio Berlusconi, in parte rinviata alle Camere dal Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi per profili di incostituzionalità;

la riforma promossa da Clemente Mastella;

la riforma Marta Cartabia, con l’introduzione dell’improcedibilità e le nuove norme sulla comunicazione giudiziaria.

Un percorso che, nell’analisi dell’autore, avrebbe inciso in modo strutturale sulla capacità investigativa e sull’equilibrio tra i poteri dello Stato.

Il saggio individua nell’ultima proposta di riforma l’esito di una strategia di progressiva “omeopatizzazione” dell’azione giudiziaria, un indebolimento graduale e sistemico che richiama, secondo Ranucci, i piani elaborati negli anni di Licio Gelli. Non a caso il sottotitolo del libro, Giustizia: l’ultimo assalto, definisce l’attuale fase come un passaggio decisivo in un processo storico di riduzione dell’indipendenza della magistratura.

Le ricadute, secondo l’autore, non sarebbero solo istituzionali, ma sociali: diritti più fragili, tutela diseguale, accesso alla giustizia differenziato, con effetti diretti soprattutto sulle fasce più deboli della popolazione.

Attraverso un’analisi documentata, dati, atti normativi e ricostruzioni storiche, Ranucci mette in discussione anche la narrazione della giustizia più rapida ed efficiente, evidenziando i rischi concreti di aumento dei costi, paralisi procedurali e selettività nell’accesso alla tutela giudiziaria.

“Il ritorno della casta” si configura così come un saggio politico, civile e istituzionale, che intreccia memoria storica e attualità, offrendo al lettore strumenti critici per comprendere uno dei passaggi più delicati della democrazia italiana contemporanea. Un libro che non si limita a raccontare, ma interroga il presente e pone domande sul futuro dello Stato di diritto.

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