A quasi ottant’anni dall’ultima rassegna monografica, il Museo di Arti Decorative celebra Giovanni Antonio Bazzi. In mostra oltre cinquanta opere, tra inediti e capolavori, che ripercorrono l’ascesa del genio vercellese.

Un evento espositivo di portata internazionale rompe un silenzio durato quasi un secolo. La Fondazione Accorsi-Ometto dedica, fino al 6 settembre, un’importante retrospettiva a Giovanni Antonio Bazzi, detto il Sodoma. Si tratta di un appuntamento attesissimo dagli studiosi e dal grande pubblico, dato che l’ultima grande rassegna dedicata all’artista risaliva al lontano 1950, nelle sedi di Vercelli e Siena.

Curata da Serena D’Italia, Luca Mana e Vittorio Natale, la mostra si avvale di un comitato scientifico di altissimo profilo e punta i riflettori, per la prima volta in modo sistematico, sulla produzione giovanile del pittore. Il percorso espositivo analizza la “frenetica elaborazione” stilistica che permise al Sodoma di emanciparsi dai modelli accademici per approdare a un linguaggio magnetico, sensuale e profondamente personale, capace di influenzare il Rinascimento maturo.

La mostra ricostruisce idealmente l’itinerario umano e artistico di un autore eccentrico e modernissimo:

  • Le radici piemontesi: Il viaggio parte dalla bottega vercellese di Giovanni Martino Spanzotti, dove il giovane Bazzi apprese i primi rudimenti del mestiere.
  • L’approdo in Toscana: L’esposizione documenta la maturità senese attraverso i celebri cicli di affreschi di Sant’Anna in Camprena (1503-1504) e del chiostro di Monteoliveto (1505-1508), tappe fondamentali che ne sancirono la fama.
  • La gloria nella Città Eterna: Il percorso culmina con le straordinarie stagioni romane, dove il Sodoma, sostenuto dal potente banchiere Agostino Chigi, entrò in contatto con la corte papale e i grandi maestri del tempo.

Le sale del Museo Accorsi-Ometto accolgono oltre cinquanta opere, molte delle quali mai esposte prima al pubblico o identificate come inedite in occasione della mostra. I prestiti provengono da una rete di importanti istituzioni pubbliche e da selezionate collezioni private, offrendo una visione d’insieme che restituisce al Sodoma il ruolo di primo piano che gli spetta nella storia dell’arte italiana.

Attraverso dipinti su tavola, disegni e testimonianze dei suoi grandi cantieri decorativi, la rassegna torinese non solo celebra la tecnica impeccabile dell’artista, ma ne esplora anche la complessa personalità, spesso descritta dalle cronache del tempo (in primis dal Vasari) come bizzarra e anticonformista. Un’occasione unica per riscoprire un maestro che ha saputo fondere il rigore prospettico del Nord con la morbidezza cromatica e l’emotività del Centro Italia.

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