Un viaggio teatrale tra canzoni, parole e coscienze marginali. Lunedì 16 febbraio 2026, alle 21.00, il Teatro Astra di Torino ospita, in prima assoluta, lo spettacolo “Le anime salve di Fabrizio De André”, nuova produzione di Tangram Teatro, interpretata da Bruno Maria Ferraro.

Lo spettacolo rappresenta il quarto capitolo di un percorso artistico pluriennale con cui Tangram Teatro attraversa l’opera, i personaggi e i luoghi del cantautore genovese, restituendone la forza poetica e politica attraverso il linguaggio della scena. Dopo aver esplorato le storie, le periferie dell’anima e un capolavoro come La Buona Novella, il progetto approda ora a uno dei nuclei più profondi e meno addomesticabili dell’universo di Fabrizio De André: quello delle “anime salve”.

Tra musica e teatro, tra racconto e canto, Bruno Maria Ferraro dà corpo e voce a una galleria di solitari, diversi, esclusi. Una solitudine che, nello sguardo di De André, non è necessariamente malinconica o romantica, né semplicemente drammatica, ma diventa condizione esistenziale, sociale e morale: l’isolamento dell’individuo di fronte al potere, alla società, alle regole imposte, o alla propria coscienza.

Come scriveva lo stesso De André, le anime salve sono «i solitari, i diversi, quelli che stanno ai margini», salvi perché soli, liberi, lontani da una civiltà che ha smarrito l’umanità. Ed è proprio questa tensione tra emarginazione e libertà a costituire il cuore pulsante dello spettacolo.

«Proprio perché il nostro tempo è sempre più buio – spiega Bruno Maria Ferraro – sentiamo il bisogno di curiosare tra le pieghe meno conosciute del repertorio di Fabrizio, alla ricerca di una scintilla, di un filo con cui collegare e condividere le tante domande che abitano le nostre giornate. Nel bisogno disperato di una nuova umanità, di un nuovo umanesimo, cerchiamo non solo risposte, ma soprattutto strade».

Le anime salve di Fabrizio De André non è un concerto né una semplice narrazione biografica, ma un atto teatrale che invita lo spettatore a sostare nei margini, ad ascoltare voci spesso ignorate, a riconoscere nella fragilità una forma di resistenza e nella solitudine una possibile libertà.

Un omaggio intenso e necessario a un autore che continua a parlare al presente, e che trova nel teatro uno spazio privilegiato per rinnovare il suo dialogo con le coscienze di oggi.

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