Inaugurato al MATT il nuovo spazio espositivo permanente dedicato ai preziosi della “Villa 2”. Tra collane di smeraldi e bracciali a serpente, la bellezza sfida la tragedia del Vesuvio.

Preziosi oggetti del passato, rinvenuti nelle domus di età romana, rivivono di nuova luce. Il MATT (Museo Archeologico Territoriale di Terzigno) si arricchisce ufficialmente del nuovo spazio espositivo “Il Tesoro di Terzigno – ori e argenti della Villa 2”, una mostra permanente che restituisce al territorio e al pubblico mondiale i reperti che per anni hanno viaggiato tra le grandi capitali (dall’Australia alla Rocca Roveresca di Senigallia).

Al centro della scena, la drammatica e raffinata testimonianza della cosiddetta “Fuggitiva”, una giovane donna sorpresa dall’eruzione del 79 d.C. nel triclinio della Villa 2 di Cava Ranieri, mentre tentava disperatamente di mettersi in salvo portando con sé i propri beni più cari.

La nuova sala, dedicata alla memoria dell’archeologa Caterina Cicirelli (storica funzionaria del Parco Archeologico di Pompei che per prima valorizzò le ville di Terzigno), offre una selezione di monili e argenteria di altissima fattura:

  • I Gioielli della Fuggitiva: Tre collane d’oro (tra cui una preziosissima in oro e smeraldi e una con pendente a mezzaluna), bracciali a forma di serpente con occhi in pasta di vetro verde e una borsetta di stoffa che conteneva 21 denari d’argento.
  • L’Argenteria da Tavola: Pezzi rari tra cui una situla (secchiello) con manico a testa di cigno, coppe decorate con amorini e una falera con maschera dionisiaca.
  • Il Mito e la Toeletta: Uno specchio d’argento con il manico a forma di clava di Eracle, simbolo di una raffinatezza che non aveva nulla da invidiare ai palazzi della vicina Pompei.

L’inaugurazione segna un punto di non ritorno nel riscatto di un territorio complesso. L’area di Cava Ranieri, situata nel perimetro del Parco Nazionale del Vesuvio, è passata dall’essere tristemente nota come discarica negli anni ’90 a diventare un sito archeologico di valore mondiale.

“Il tesoro di Terzigno racconta una storia di bellezza e di dolore, ma oggi è soprattutto una storia di riscatto”, hanno sottolineato le autorità del Parco Archeologico di Pompei durante l’inaugurazione. “Questi ori non sono solo oggetti preziosi, ma la voce di chi visse e morì all’ombra del vulcano, ora restituita alla comunità.”

La mostra permanente consolida il ruolo del MATT come tassello fondamentale della “Grande Pompei”, il piano di valorizzazione che mira a connettere i siti periferici (come Terzigno, Boscoreale e Oplontis) in un unico distretto culturale.

Un viaggio che permette di osservare il 79 d.C. da una prospettiva diversa: quella delle grandi ville rustiche di campagna, dove la ricchezza dei proprietari terrieri sfidava, inconsapevolmente, la forza della natura.

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