La vittoria dell’Olimpico Grande Torino restituisce al Milan il primato in classifica, ma non cancella le crepe che continuano a emergere partita dopo partita. La sfida con il Torino è stata una corsa sulle montagne russe: disattenzioni, carattere, fiammate individuali e fragilità strutturali hanno convissuto per novanta minuti che raccontano alla perfezione il percorso ancora incompiuto della squadra di Allegri.
Sotto 2-0 dopo un avvio da incubo, i rossoneri ribaltano tutto con un colpo da campione di Rabiot e con la doppietta di Pulisic, entrato dalla panchina nonostante l’influenza. Tre punti che pesano come macigni e che, per come si era messa, valgono oro. Ma indicano anche la strada dei problemi da risolvere.
Approccio sbagliato, reazione da grande
L’inizio del Milan è disastroso. Gli errori si susseguono, il fallo di mano di Tomori spalanca a Vlasic la porta del vantaggio e poco dopo Zapata firma il raddoppio. Un quarto d’ora da incubo che conferma un limite già visto: la squadra entra in campo spesso senza la giusta concentrazione.
Le telefonate di Allegri dalla tribuna – causa squalifica – scuotono però il gruppo, che cambia marcia e inizia a giocare con intensità e convinzione. La reazione è da squadra matura, ma non ancora continua: per ambire al bottino grosso, serve evitare blackout simili. Il lavoro dello staff sarà proprio questo, costruire una mentalità che non costringa ogni volta a recuperare la montagna scalata nei primi minuti.
I senatori accendono la luce: Rabiot e Pulisic trascinatori
Allegri vuole giocatori pronti subito, capaci di decidere le partite. A Torino i suoi punti fermi rispondono presente.
Rabiot firma un gol magnifico da fuori area, il primo con la maglia rossonera, ma soprattutto impone la sua presenza in mezzo al campo. In una serata in cui Modric non brilla – e una serata storta può capitare – è il francese a caricarsi la squadra sulle spalle.
L’altro protagonista è Christian Pulisic. Il suo ingresso è una scossa elettrica: trasforma in gol il primo pallone toccato, dopo appena 43 secondi. E pensare che fino al giorno prima era bloccato a letto con la febbre. Un gesto da leader vero, che conferma la sua importanza in questa stagione. Con 9 gol in 12 presenze, è uno dei perni della squadra. Ora servono continuità e condizione, soprattutto dopo aver saltato cinque delle ultime sette gare.
Attacco in emergenza: polveri bagnate e il nodo del centravanti
Dalla trasferta piemontese emerge però ancora il problema dell’attacco. L’assenza di Leao pesa enormemente e, soprattutto, manca un centravanti che garantisca gol e presenza costante. Né Gimenez né Nkunku stanno convincendo pienamente, e proprio l’ex Lipsia era atteso alla prova del nove: primo tempo spento, qualche lampo nella ripresa, ma troppo poco per lasciare il segno.
Il Milan ha bisogno che tutti gli attaccanti alzino il livello se vuole mantenere vive le sue ambizioni. Per ora a trascinare la squadra sono gli esterni e i centrocampisti, ma per competere fino alla fine servirà qualcosa di più.
La rimonta di Torino ricorda che il carattere non manca, ma anche che non può bastare sempre. Allegri torna in vetta, sì, ma con un messaggio chiaro: per restarci servono continuità, lucidità e un attacco finalmente all’altezza dei sogni rossoneri.

