Papa Leone XIV ha convocato il suo primo concistoro. La comunicazione ufficiale, secondo quanto riportato dall’ANSA, è stata inviata in queste ore ai cardinali di tutto il mondo. L’assise si terrà a Roma il 7 e 8 gennaio prossimi, e rappresenterà uno dei primi momenti di confronto diretto tra il Pontefice e il Collegio cardinalizio, in un periodo in cui si avverte l’esigenza di un dialogo più profondo e partecipato sulla direzione della Chiesa universale.
Un momento di confronto e discernimento
Il concistoro di gennaio sarà l’occasione per affrontare i temi centrali del pontificato di Leone XIV, eletto al soglio di Pietro da pochi mesi, e per delineare le prospettive del cammino sinodale, che il Papa ha più volte definito “una sfida di comunione e corresponsabilità”.
L’incontro di due giorni si preannuncia come un appuntamento cruciale per la vita della Chiesa, chiamata a consolidare il percorso di riforma pastorale e missionaria avviato negli ultimi anni.
L’omelia a San Giovanni in Laterano: “Una Chiesa che costruisce con pazienza”
In preparazione al concistoro, Papa Leone XIV ha celebrato la messa nella Basilica di San Giovanni in Laterano, la cattedrale di Roma, pronunciando un’omelia densa di riferimenti al cammino ecclesiale in atto.
“È stata usata spesso, in questi anni, l’immagine del cantiere per descrivere il nostro cammino ecclesiale”, ha ricordato il Pontefice. “È un’immagine bella, che parla di attività, creatività, impegno, ma anche di fatica. Essa esprime lo sforzo reale con cui le nostre comunità crescono ogni giorno, nella condivisione dei carismi e sotto la guida dei Pastori”.
Riferendosi alla fase attuativa del Sinodo, il Papa ha invitato i fedeli a non scoraggiarsi di fronte alle difficoltà: “Ciò comporta un cammino in salita, ma non bisogna temere. È bene continuare a lavorare, con fiducia, per crescere insieme”.
“A Roma un bene grande che cresce”
Ripercorrendo la storia millenaria della Basilica lateranense, Leone XIV ha paragonato la vicenda del tempio alle vicende della Chiesa: “Nella storia dell’edificio maestoso in cui ci troviamo non sono mancati momenti critici, soste, correzioni di progetto. Eppure, grazie alla tenacia di chi ci ha preceduto, possiamo radunarci oggi in questo luogo meraviglioso. A Roma, pur con tanto sforzo, c’è un bene grande che cresce. Non lasciamo che la fatica ci impedisca di riconoscerlo e celebrarlo”.
“Scavare a fondo, liberi dai criteri del mondo”
Nel finale dell’omelia, il Papa ha invitato a non cedere alla tentazione della fretta e della superficialità: “Nel lavorare con ogni impegno al servizio del Regno di Dio non siamo frettolosi e superficiali: scaviamo a fondo, liberi dai criteri del mondo, che troppo spesso pretende risultati immediati”.
E ha concluso con un richiamo alla storia e alla fede: “La storia millenaria della Chiesa ci insegna che solo con umiltà e pazienza si può costruire una vera comunità di fede, capace di diffondere carità, di favorire la missione, di annunciare, di celebrare e di servire quel Magistero apostolico di cui questo Tempio è la prima sede”.

