Il divario di genere nelle pensioni italiane resta significativo: nel 2025 l’importo medio dei nuovi assegni liquidati alle donne è stato di 1.056 euro al mese, inferiore del 26,5% rispetto ai 1.437 euro medi percepiti dagli uomini. Considerando solo le gestioni previdenziali, escluse le prestazioni sociali, il dato è di 1.139 euro per le donne contro 1.545 euro per gli uomini, con una differenza pari al 26,3%.
Il divario risente di diversi fattori: le carriere lavorative femminili sono spesso più brevi, gli stipendi medi più bassi e il tasso di occupazione più contenuto. Molte donne accedono inoltre a pensioni ai superstiti, che incidono ulteriormente sull’importo medio percepito.
Analizzando i singoli settori, per i lavoratori dipendenti nel 2025 sono state liquidate complessivamente 328.441 nuove pensioni con un importo medio di 1.336 euro al mese. Le pensioni di vecchiaia (106.596 assegni) risultano pari a 1.134 euro medi, mentre le pensioni anticipate (86.263 assegni) raggiungono 2.210 euro medi, in calo dell’8,7% rispetto al 2024. Le pensioni di invalidità tra i dipendenti sono state 35.916, con un importo medio di 793 euro, mentre quelle ai superstiti ammontano a 99.666 con 990 euro medi.
Per i lavoratori autonomi le pensioni liquidate sono state 234.729, con un importo medio di 846 euro mensili. Le pensioni anticipate (48.754 assegni) hanno raggiunto 1.418 euro medi, mentre quelle di vecchiaia (99.851 assegni) sono state in media di 746 euro.
Nel settore pubblico, i 114.181 nuovi assegni hanno raggiunto una media di 2.087 euro al mese, con le pensioni anticipate (47.312 unità) pari a 2.317 euro e quelle di vecchiaia (35.040 unità) pari a 2.353 euro mensili.
Restano particolarmente basse le pensioni dei parasubordinati, spesso basate su pochi anni di contribuzione: le 48.019 pensioni erogate nel 2025 hanno un importo medio di 319 euro mensili. Per i fondi speciali sono stati liquidati 57.153 assegni con 1.720 euro medi, mentre gli assegni sociali ammontano a 96.781 unità con 496 euro medi.
Il monitoraggio Inps evidenzia anche un calo nell’uso di Opzione donna, la misura che consente di uscire dal lavoro anticipatamente calcolando la pensione con il sistema contributivo. Nel 2025 le lavoratrici uscite con questa modalità sono state 2.147, il 40,5% in meno rispetto alle 3.612 del 2024, con oltre 1.800 pensioni erogate entro i 63 anni. Il dato riflette le restrizioni introdotte negli ultimi anni per l’accesso alla misura.
Il quadro generale conferma come, nonostante gli interventi normativi, il divario di genere nelle pensioni italiane rimanga ampio, legato a fattori strutturali e alla minore partecipazione femminile al mercato del lavoro.

