Una grande antologica curata da Barbara Jatta celebra la maturità del pittore romano. Tra paesaggi metafisici e scorci inediti della Capitale, l’arte sfida la “lenta gravità del tempo”.
Tre decenni dopo la sua partecipazione alla XII Quadriennale d’Arte del 1996, Pierluigi Isola torna protagonista negli spazi del Palazzo delle Esposizioni. La mostra antologica “In umbra et luce”, inaugurata ieri, non è solo un omaggio alla carriera dell’artista romano (classe 1958), ma un viaggio profondo attraverso una pittura che sa essere, allo stesso tempo, meticolosa come quella fiamminga e rarefatta come quella di Morandi.
Curata da Barbara Jatta, direttrice dei Musei Vaticani, l’esposizione documenta la ricerca di un autore capace di scavare nel silenzio dei luoghi, restituendo una visione della realtà che oscilla tra il dettaglio ossessivo e l’intensità emotiva.
Il percorso espositivo si snoda attraverso i paesaggi che hanno segnato la produzione di Isola:
- Radici e aridità: Dai panorami ancestrali della Maremma alle terre riarse della Basilicata, dove la natura sembra sospesa in un’attesa metafisica.
- La Città Eterna: Roma è la grande protagonista, ma spogliata dai cliché. L’artista cattura una luce meridiana e tagliente che definisce edifici e cupole in modo inedito, quasi “nominando” la città per la prima volta.
- Natura Monumentale: Spiccano gli alberi, dagli immensi eucalipti ai filari di pini, trattati come architetture viventi cariche di memoria.
“La melanconica bellezza delle sue opere trattiene la lenta gravità del tempo”, scriveva il filosofo James Hillman presentando l’artista alla Biennale di Venezia. Una definizione che oggi, nel 2026, appare ancora più calzante per descrivere la capacità di Isola di rivelare la luce interiore delle cose.
Una sezione particolarmente preziosa della mostra è dedicata alle opere su carta e alla serie a tecnica mista “Deserti”, frutto della ricerca più recente. L’antologica offre inoltre uno sguardo privilegiato sulle commissioni realizzate per la Biblioteca Apostolica Vaticana e per i Musei Vaticani.
Disegni preparatori, stampe e incisioni permettono al visitatore di entrare nel laboratorio dell’artista, seguendo l’opera dall’ideazione al “ripensamento”, fino alla tiratura finale. È qui che emerge la maestria grafica di Isola, capace di coniugare la lezione della grande tradizione italiana con una sensibilità contemporanea che non teme il confronto con il sacro e l’eterno.
In un’epoca dominata dall’immediatezza digitale e dalla velocità dei consumi culturali, la pittura di Isola invita a rallentare. È un invito a riscoprire la luce che si nasconde nelle ombre di una Roma monumentale ma silenziosa, un antidoto visivo perfetto per chi cerca un momento di riflessione in questo turbolento aprile 2026.

