Il quadro economico italiano continua a essere segnato da profonde differenze territoriali. Anche nel 2024, infatti, il divario tra il Mezzogiorno e il Centro-Nord resta sostanzialmente immutato, come emerge dal rapporto “Conti Economici Territoriali” diffuso dall’Istat. Una frattura storica che, nonostante lievi miglioramenti nominali, non mostra segnali di reale convergenza.

A guidare la classifica del Pil per abitante è ancora una volta il Nord-ovest, che nel 2024 raggiunge i 46,1 mila euro, in aumento rispetto ai 45 mila dell’anno precedente. Seguono il Nord-est con 43,6 mila euro, il Centro con 40 mila euro, mentre il Mezzogiorno si conferma fanalino di coda con 24,8 mila euro pro capite. In termini relativi, il reddito prodotto nel Centro-Nord risulta pari a 1,75 volte quello del Sud, con una distanza assoluta di 18,7 mila euro per abitante.

La graduatoria regionale evidenzia ulteriormente le disparità: al primo posto si colloca la Provincia autonoma di Bolzano, con un Pil pro capite di 61,6 mila euro, seguita dalla Lombardia (50,4 mila euro), dalla Provincia autonoma di Trento (47,8 mila) e dalla Valle d’Aosta (47,7 mila).

Sul fronte occupazionale, le dinamiche risultano differenziate. Nel Nord-ovest la crescita dell’input di lavoro è stata sostenuta soprattutto dai Servizi e dall’Agricoltura, mentre le Costruzioni mostrano una sostanziale stabilità. Nel Nord-est, invece, l’aumento degli occupati è trainato in particolare dalle Costruzioni e dall’Industria, settori che hanno compensato il lieve calo registrato in Agricoltura. Nel Centro, l’espansione dell’occupazione si è concentrata soprattutto nell’edilizia, con incrementi significativi anche nei Servizi e nell’Industria.

Un elemento strutturale che continua a penalizzare il Mezzogiorno è il maggiore peso dell’economia non osservata. Nel 2023, ultimo anno disponibile, essa ha rappresentato in Italia l’11,3% del valore aggiunto complessivo, con un’incidenza sul Pil pari al 10,2%, in lieve aumento rispetto all’anno precedente. Tuttavia, nel Sud il fenomeno assume dimensioni più marcate, arrivando a incidere per il 16,5% del valore aggiunto, contro l’11,8% del Centro e valori sensibilmente inferiori nel Nord-est (9,3%) e nel Nord-ovest (8,9%).

A pesare maggiormente sono la sotto-dichiarazione dei risultati economici delle imprese e l’uso di lavoro irregolare, quest’ultimo particolarmente diffuso nel Mezzogiorno, dove raggiunge il 6,5% del valore aggiunto, ben al di sopra della media nazionale.

Il quadro restituito dall’Istat conferma dunque una crescita che procede a velocità diverse e un Paese ancora diviso sul piano economico. Un dato che richiama l’urgenza di politiche strutturali capaci di ridurre le disuguaglianze territoriali e favorire uno sviluppo più equilibrato e inclusivo.

Iscriviti alla newsletter

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

ViviItalia
Panoramica privacy

Leggi l'informativa.