Fino al 26 maggio 2026, CUBO Unipol ospita a Bologna la mostra Pointing Nemo. Oltre lo spazio verso gli abissi, personale del collettivo IOCOSE, a cura di Federica Patti, nell’ambito della nona edizione di das – dialoghi artistici sperimentali e in occasione di ART CITY Bologna 2026.
In un’epoca in cui la corsa allo spazio è tornata al centro del discorso pubblico — tra missioni private, visioni messianiche e promesse di futuri multiplanetari — il progetto espositivo affronta criticamente il fenomeno del NewSpace, osservandone le implicazioni culturali, politiche ed economiche. La colonizzazione dello spazio viene proposta come inevitabile destino dell’umanità, ma spesso si fonda più su narrazioni persuasive che su reali prospettive scientifiche condivise. È proprio in questo spazio ambiguo, sospeso tra ideologia e immaginario, che si inserisce la ricerca di IOCOSE.
Attivo dal 2006, il collettivo bolognese analizza da vent’anni le retoriche dell’innovazione tecnologica e del progresso, mettendone in luce le contraddizioni attraverso un linguaggio ironico, concettuale e volutamente straniante. Con Pointing Nemo, IOCOSE guarda al punto più remoto dell’Oceano Pacifico — noto come “cimitero dei veicoli spaziali”, perché utilizzato per far precipitare satelliti e stazioni dismesse — trasformandolo in una potente metafora: il luogo in cui le promesse del progresso si trasformano in scarto.
Nemo Heights: un’agenzia spaziale immaginaria
Per l’edizione das.09, IOCOSE costruisce e apre al pubblico Nemo Heights, un’agenzia futuristica immaginaria che promuove viaggi e investimenti nello spazio, replicando con precisione i linguaggi seduttivi e le strategie comunicative tipiche del NewSpace.
Nella sede di Porta Europa, all’esterno, campeggia The Hollow Chorus (Geodome) (2021), una grande struttura geodetica in legno laccato che richiama le utopie architettoniche moderniste. All’interno, opere come Moving Forward (2016–ongoing) — un tapis roulant che impone un movimento continuo senza reale avanzamento — materializzano l’idea di un progresso infinito ma sterile, gesto ripetitivo che simula crescita senza produrre trasformazione.
Il video Going to Earth to Benefit Space (2022) ribalta uno degli slogan più diffusi della nuova corsa allo spazio — “andare nello spazio per salvare la Terra” — mostrando come la promessa di una migrazione interplanetaria possa diventare un alibi simbolico che sposta altrove le responsabilità della crisi climatica.
Point Nemo Tower: il futuro come rovina
Nella sede di Torre Unipol, il percorso si espande in una dimensione ancora più perturbante. La Torre si trasforma in Point Nemo Tower, uno spazio capovolto che guarda al futuro come se fosse già passato. Qui il progresso appare come un archivio di rovine simboliche, gadget promozionali, video pubblicitari e promesse non mantenute.
Con Hic Sunt Leones (2024) e la nuova produzione Hic Sunt Dracones (2026), grandi stampe su tessuto rip-stop montate come paracaduti, IOCOSE recupera le formule latine della cartografia medievale usate per segnalare territori sconosciuti e pericolosi. Le scritte, tradotte in codice binario e sovrapposte alle immagini delle precipitazioni su Point Nemo, suggeriscono una continuità inquietante tra le mappe coloniali del passato e le nuove geografie spaziali.
A completare il percorso, The Fortune Teller (2020) propone una serie di stampe circolari che evocano strumenti divinatori: il futuro, da promessa condivisa, si riduce a previsione algoritmica, a destino automatizzato confezionato per il consumo.
Una riflessione critica sull’immaginario occidentale
Il progetto non si limita a interrogare la tecnologia, ma indaga il rapporto conflittuale con l’alterità, l’impatto economico ed ecologico delle imprese spaziali e la persistenza di uno sguardo occidentale che continua a tradurre l’esplorazione in conquista.
Attraverso piccoli slittamenti di senso, dettagli marginali e dispositivi apparentemente minimi, IOCOSE smonta le narrazioni dominanti del progresso, suggerendo che l’“oltre” evocato nel titolo non sia tanto lo spazio cosmico, quanto la profondità degli abissi terrestri — fisici e simbolici — dove finiscono detriti e illusioni.
Come da tradizione della rassegna das, la mostra è accompagnata da incontri, performance e momenti di approfondimento che amplificano i temi del progetto, creando un dialogo tra arte, scienza e pubblico.

