I prestiti a famiglie e imprese tornano a crescere e prosegue il calo dei crediti deteriorati. È quanto emerge dall’ultimo Rapporto mensile dell’Associazione Bancaria Italiana (Abi), che fotografa un sistema creditizio in graduale ripresa, pur con forti differenze territoriali e dimensionali.
Mutui casa: tassi in lieve aumento
A gennaio il tasso medio sulle nuove operazioni per acquisto di abitazioni si è attestato al 3,47%, in aumento rispetto al 3,38% di dicembre, ma in netto calo rispetto al 4,42% di dicembre 2023.
Il tasso medio sul totale dei prestiti (comprensivo di quelli sottoscritti negli anni precedenti) è stato pari al 3,97%, sostanzialmente stabile rispetto al 3,96% del mese precedente.
Prestiti alle imprese: tassi in calo
Per quanto riguarda le aziende, il tasso medio sulle nuove operazioni di finanziamento alle imprese è sceso al 3,49%, dal 3,58% del mese precedente e dal 5,45% registrato a dicembre 2023.
Nel complesso, a gennaio l’ammontare dei prestiti a imprese e famiglie è cresciuto dell’1,9% su base annua, proseguendo una dinamica positiva che dura da undici mesi consecutivi.
Nel dettaglio:
- i prestiti alle famiglie erano cresciuti del 2,5% a dicembre 2025 (tredicesimo mese consecutivo di aumento);
- i prestiti alle imprese del 2% (settimo mese consecutivo di crescita).
Raccolta bancaria in aumento
La raccolta diretta complessiva a gennaio 2026 è risultata in aumento del 3,4% su base annua, confermando la tendenza positiva iniziata nel 2024.
Crediti deteriorati in calo
Prosegue anche il miglioramento sul fronte dei crediti deteriorati netti (sofferenze, inadempienze probabili ed esposizioni scadute al netto degli accantonamenti):
- a dicembre 2025 ammontavano a 28,3 miliardi di euro, in calo rispetto ai 30 miliardi di settembre 2025;
- nel 2015 avevano raggiunto il picco di 196,3 miliardi;
- rappresentano oggi l’1,34% dei crediti totali, in ulteriore riduzione.
La frattura nel credito: microimprese ancora penalizzate
Secondo l’Ufficio studi della Cgia di Mestre, la ripresa del credito non riguarda tutte le imprese allo stesso modo.
Le micro e piccolissime imprese (meno di 20 addetti) hanno registrato un’ulteriore riduzione dei prestiti pari a 5 miliardi di euro (-5%), evidenziando una “frattura strutturale” nel sistema creditizio.
Le aziende sotto i 20 dipendenti rappresentano:
- il 98% del totale delle imprese italiane;
- circa il 52% dell’occupazione.
Differenze territoriali
Quasi metà delle regioni italiane continua a registrare una flessione del credito alle imprese.
In calo:
- Sardegna: -370,9 milioni (-4,7%)
- Umbria: -335,8 milioni (-3,9%)
- Basilicata: -94,8 milioni (-3,6%)
- Veneto: -1,8 miliardi (-2,9%)
In crescita:
- Calabria: +278,6 milioni (+5,4%)
- Lazio: +4,1 miliardi (+6,6%)
- Valle d’Aosta: +158,6 milioni (+10%)
A livello provinciale, 61 aree su 107 hanno visto diminuire il credito alle imprese. Le situazioni più critiche si registrano a:
- Prato (-11,6%)
- Cagliari (-10,6%)
- Rieti (-9,8%)
Tra le migliori performance:
- Barletta-Andria-Trani (+9,7%)
- Aosta (+10%)
- Vibo Valentia (+21,4%)
Microimprese: calo generalizzato
Per le imprese con meno di 20 addetti, gli impieghi risultano in calo in tutte le regioni. Le flessioni più marcate:
- Valle d’Aosta (-10,3%)
- Marche (-7,6%)
- Liguria (-7,5%)
A livello provinciale spiccano le contrazioni di:
- Como (-11,7%)
- Aosta
- Pistoia (-9,3%)
- Rieti (-9,3%)
Il quadro generale
Il sistema bancario italiano mostra segnali di rafforzamento e stabilità, con:
- crescita dei prestiti su base annua;
- tassi in graduale normalizzazione rispetto ai picchi del 2023;
- riduzione significativa dei crediti deteriorati.
Resta però aperta la questione dell’accesso al credito per le microimprese, che continuano a registrare difficoltà strutturali nonostante la ripresa generale del comparto.

