Da giovedì 12 a domenica 15 marzo 2026, il Teatrosophia di Roma ospita un progetto inedito tra sogno e degrado. Un viaggio onirico nelle profondità dello Spleen.

Dopo il successo del recital dedicato a Brel ed Endrigo, Gianni De Feo torna protagonista al Teatrosophia con una sfida artistica totale. In “Hanno ucciso Baudelaire”, l’attore e regista ci conduce in un “aldilà dantesco” ambientato tra i sottoponti di un Lungotevere livido, lontano dalle cartoline della Ville lumière.

La trama: l’identificazione sublime

Al centro della scena c’è un uomo espulso dalla società, un relitto umano che vaga tra i detriti del fiume e della propria anima. In questa solitudine estrema, la sua unica ancora di salvezza diventano i versi di Charles Baudelaire.

Il protagonista scivola lentamente in una sottile identificazione con il poeta: diventa lui stesso “Baudelaire” per i compagni di sventura, trasformandosi in un clochard dell’anima. Un “gabbiano senza cielo” che cerca di bagnare le ali nella polvere di un rigagnolo prosciugato, specchiandosi tra verità e menzogna, tra la brutalità del reale e l’incandescenza del sogno.

Temi e atmosfere: Spleen e Ideale

Lo spettacolo attraversa i nuclei fondanti della poetica baudelairiana:

  • Eros e Morte: Un duello all’ultimo sangue in cui le passioni si rincorrono senza mai possedersi.
  • Paradisi Artificiali: Il sogno impossibile di una fuga dall’angoscia quotidiana.
  • L’Abisso: Il tuffo kierkegaardiano nel vuoto (“Je tombais dans l’abîme”).
  • Suggestioni Brechtiane: Il placido scorrere del fiume che richiama la tragica ballata di Bertolt Brecht sulla ragazza annegata.

L’esperienza Teatrosophia

Come da tradizione del teatro di via della Vetrina, l’esperienza artistica non si esaurisce con il calo del sipario. Al termine della rappresentazione, il pubblico potrà partecipare al consueto aperitivo, un momento informale di incontro e confronto tra gli spettatori e Gianni De Feo.

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