Brilla pur senza podio la prova di Giulia Murada nella gara sprint femminile di sci alpinismo alle Olimpiadi Invernali 2026 di Milano-Cortina. Nella finale storica di questa disciplina al suo debutto olimpico, l’azzurra ha chiuso in quinta posizione, vedendo così sfumare la possibilità di salire sul podio.
Una finale combattuta nella storia dello sport
Lo sprint femminile ha segnato una giornata indimenticabile: la disciplina dello sci alpinismo è entrata per la prima volta nel programma olimpico, e Murada è stata protagonista in Italia, qualificandosi alle semifinali dopo una fase a batterie resa difficile anche da condizioni climatiche impegnative.
In finale — corsa in un confronto a sei atlete — l’azzurra ha lottato sin dall’inizio della prova, ma i tempi delle avversarie più fresche e la tensione elevata di un evento così importante le hanno impedito di rimanere nel gruppo di testa fino alla fine. Murada ha concluso con un piazzamento di rilievo, quinto posto, alle spalle delle medaglie assegnate alle atlete più veloci.
La vittoria è andata alla svizzera Marianne Fatton, che ha conquistato la prima medaglia d’oro olimpica nella storia dello sci alpinismo; l’argento è stato vinto da Emily Harrop della Gran Bretagna e il bronzo da Ana Alonso Rodriguez di Spagna.
Il percorso verso la finale
Murada aveva dimostrato solidità fin dalle qualificazioni, vincendo una delle batterie e gestendo con efficacia le transizioni tecniche tipiche della sprint — inclusi i cambi di assetto e i tratti a piedi. In semifinale è entrata per tempo utile, guadagnando l’ultimo pass disponibile per l’atto conclusivo.
Nonostante la medaglia non sia arrivata, il quinto posto resta un risultato importante, soprattutto in una gara così tirata e in una disciplina al suo esordio olimpico ufficiale.
Che cos’è lo sprint di sci alpinismo
Lo sprint è una competizione breve e intensa che combina salite tecniche con tratti in cui gli sci vengono tolti per correre a piedi su pendenze ripide, per poi rimetterli e completare la discesa verso l’arrivo. Le transizioni tra salita, cammino e discesa sono elementi decisivi per il risultato finale.
Con questa performance Murada conferma la sua competitività tra le migliori interpreti mondiali della specialità e rappresenta un buon segnale per il movimento italiano nello sci alpinismo alle prime Olimpiadi della disciplina.

