Con la consegna ufficiale avvenuta il 18 dicembre presso la base di Sabaudia, sede del Comando Artiglieria Contraerei, l’Esercito italiano ha compiuto un passo significativo verso l’adattamento ai conflitti del futuro. La prima batteria del sistema Skynex, sviluppato dal gruppo tedesco Rheinmetall, segna infatti l’ingresso dell’Italia nell’era della difesa aerea antidroni di nuova generazione, in uno scenario internazionale sempre più dominato da minacce asimmetriche e a basso costo.
Non è un caso che il dibattito strategico guardi con attenzione a quanto avviene sul fronte ucraino. Come ha sottolineato il comandante ucraino Oleksandr Lavrenovych, «il futuro è una guerra dei droni»: velivoli senza pilota, economici e difficili da intercettare, capaci di colpire infrastrutture civili e militari con effetti sproporzionati rispetto al loro costo. È proprio contro questo tipo di minaccia che nasce Skynex.
Cos’è Skynex e perché è diverso
Skynex è un sistema di difesa aerea a corto e cortissimo raggio basato su artiglieria contraerea, pensato per colmare il vuoto lasciato dai sistemi missilistici tradizionali, spesso troppo costosi o poco efficaci contro sciami di droni. Il cuore del sistema è il Revolver Gun Mk3 da 35 mm, un cannone capace di sparare fino a 1.000 colpi al minuto e di ingaggiare bersagli fino a una distanza di circa 4 chilometri.
L’elemento chiave è l’impiego delle munizioni AHEAD programmabili, che esplodono in prossimità del bersaglio rilasciando una nube di sub-proiettili. Questa tecnologia consente un’elevata precisione ed è poco vulnerabile alle contromisure elettroniche, garantendo un rapporto costo-efficacia nettamente superiore rispetto ai missili terra-aria contro obiettivi di piccole dimensioni.
Come funziona il sistema
La filosofia di Skynex si basa sulla separazione tra sensori ed effettori. Nel caso italiano, la sorveglianza dello spazio aereo è affidata al radar XTAR 3D, in grado di monitorare un raggio fino a 50 chilometri. I dati raccolti vengono inviati a un centro di comando e controllo, dove la situazione aerea è visualizzata in tempo reale su mappe digitali.
Da qui, gli operatori possono assegnare i bersagli alle unità di fuoco dislocate sul territorio, anche a distanza, rendendo il sistema altamente flessibile e modulare. Skynex può inoltre integrare sensori ed effettori già esistenti, come le famiglie Skyshield e Skyguard, creando una rete di difesa adattabile alle diverse missioni operative.
L’Italia apripista nella NATO
Il programma ha un valore strategico anche sul piano politico-militare. Con un contratto da 73 milioni di euro, che include un’opzione per ulteriori tre sistemi, l’Italia diventa il primo Paese membro della NATO a introdurre Skynex nelle proprie forze armate. Una scelta che rafforza il ruolo italiano nel dibattito europeo sulla difesa comune e sull’innovazione militare.
Verso lo scudo europeo e la guerra ibrida
L’arrivo di Skynex si inserisce in una riflessione più ampia sulla guerra ibrida. Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha più volte richiamato la necessità di un’iniziativa condivisa a livello europeo, capace di rispondere a minacce che vanno dai droni alle interferenze sui sistemi GPS. L’obiettivo di lungo periodo resta la costruzione di uno scudo aereo integrato europeo, ma nel frattempo sistemi come Skynex rappresentano una risposta concreta e immediata.
Come ha ricordato anche l’ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone, presidente del Comitato militare NATO, l’uso degli F-35 per abbattere droni non è sostenibile nel tempo. Servono soluzioni «più reattive, più efficaci e meno costose». In questo senso, Skynex non è solo una nuova arma, ma il simbolo di un cambio di paradigma: la difesa del cielo passa sempre più dalla capacità di adattarsi rapidamente a una minaccia in continua evoluzione.

