Entrata in vigore la riforma che impone l’obbligo di aggiornamento annuale sui rischi del lavoro agile. Per le aziende inadempienti previste multe fino a 7.400 euro e il rischio dell’arresto.
Il panorama del lavoro agile in Italia affronta una svolta decisiva sul piano della conformità legale.
Dallo scorso 7 aprile 2026, sono diventate operative le nuove disposizioni introdotte dalla Legge annuale sulle PMI (L. n. 34/2026), che trasformano l’informativa sui rischi per la salute e la sicurezza da semplice adempimento formale a obbligo strettamente sanzionabile.
Nonostante lo smart working sia ormai una realtà consolidata per oltre 3,5 milioni di italiani, il legislatore ha deciso di intervenire per colmare le lacune nella protezione dei lavoratori che operano fuori dai locali aziendali, spostando il focus dalla sorveglianza fisica del datore di lavoro alla responsabilizzazione attiva del dipendente.
Il fulcro della nuova normativa risiede nell’obbligo per il datore di lavoro di consegnare, con cadenza almeno annuale, un’informativa scritta sia al lavoratore sia al Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza (RLS).
Il documento non può essere generico: deve dettagliare i rischi specifici legati all’uso di videoterminali e smartphone ma anche affrontare temi cruciali come l’affaticamento visivo, i disturbi posturali, lo stress lavoro-correlato e le linee guida per un’organizzazione salubre dell’ambiente domestico. Si tratta di un’evoluzione dell’art. 22 della Legge 81/2017, che ora acquisisce una forza deterrente senza precedenti attraverso la modifica del Testo Unico sulla Sicurezza (D.Lgs. 81/2008).
Le conseguenze per le aziende che ignoreranno questi aggiornamenti sono severe e di natura penale e amministrativa. Il nuovo regime sanzionatorio prevede infatti l’arresto da due a quattro mesi o l’ammenda fino a 7.403,96 euro. Queste misure si applicano indistintamente a tutte le realtà imprenditoriali, dalle multinazionali alle microimprese, segnando un punto di non ritorno nella gestione della sicurezza “diffusa”. L’obiettivo è garantire che il lavoratore, pur operando in autonomia, sia pienamente consapevole dei pericoli e sappia gestire proattivamente la propria postazione di lavoro.
I dati dell’Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano confermano l’urgenza di tale intervento: sebbene nelle grandi imprese e nella Pubblica Amministrazione il ricorso al lavoro remoto sia in costante crescita (+11% nel settore pubblico), nelle piccole e medie imprese si registra una contrazione.
Eppure, il potenziale tecnico in Italia sarebbe di circa 6,5 milioni di lavoratori. In questo scenario ibrido, la nuova legge impone alle aziende di abbandonare logiche puramente reattive: predisporre, aggiornare e conservare traccia dell’informativa annuale non è più solo una questione di buon senso organizzativo ma un requisito essenziale per evitare pesanti ripercussioni legali.

