Nonostante un miglioramento rispetto al 2015, quando lo spreco settimanale era di 650 grammi, l’Italia resta ancora lontana dall’obiettivo 2030 di ridurre lo spreco domestico a 369,7 g a settimana.

Il fenomeno assume anche dimensioni globali: ogni anno vengono sprecate 1,05 miliardi di tonnellate di cibo, pari a un terzo della produzione mondiale, mentre oltre 670 milioni di persone soffrono la fame.

In termini ambientali, lo spreco alimentare genera quasi il 10% delle emissioni globali di gas serra e consuma un quarto dell’acqua dolce agricola.

Se fosse considerato un Paese, lo spreco alimentare sarebbe il terzo emettitore di gas serra al mondo, dopo Cina e Stati Uniti.

In Italia, alcune filiere, come quella zootecnica, mostrano pratiche virtuose con riduzioni significative di consumi idrici ed emissioni, ma la vera sfida rimane nelle cucine domestiche e sugli scaffali dei supermercati, dove l’azione dei cittadini può fare la differenza.

La consapevolezza cresce, ma ridurre spreco e impatto ambientale resta una priorità urgente.

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