Il reverendo Jesse Jackson, storico attivista per i diritti civili, ministro battista e due volte candidato alla presidenza degli Stati Uniti, è morto all’età di 84 anni. La notizia è stata confermata dalla famiglia con una nota diffusa alla Nbc, che celebra il suo impegno instancabile a favore degli oppressi, dei senza voce e degli emarginati in tutto il mondo.
“Nostro padre era un leader al servizio della comunità, non solo per la nostra famiglia, ma per milioni di persone. La sua incrollabile fede nella giustizia, nell’uguaglianza e nell’amore ha motivato milioni di persone e vi chiediamo di onorare la sua memoria continuando la lotta per i valori per cui ha vissuto”, si legge nel comunicato.
La causa del decesso non è stata resa nota, ma la famiglia ha sottolineato che Jackson è morto serenamente, circondato dai suoi cari. Negli ultimi anni conviveva con la paralisi sopranucleare progressiva (PSP), una rara malattia neurodegenerativa che compromette mobilità e deglutizione, e nel 2017 aveva reso pubblica la diagnosi di morbo di Parkinson. Per anni è stato seguito dalla Northwestern Medicine di Chicago in regime ambulatoriale.
La figura di Jackson ha avuto un ruolo centrale nel consolidare e rendere nazionale il movimento per i diritti civili avviato da Martin Luther King Jr., come ricordato dal reverendo Al Sharpton: “Ha cambiato la nazione, servendo in modi che non gli sono mai stati riconosciuti”.
La Rainbow PUSH Coalition, fondata dallo stesso Jackson, continuerà a promuovere i valori e le battaglie per i quali il reverendo ha dedicato la vita.

