Suma è un cognome, una storia di famiglia e, dal 6 ottobre, anche un nuovo indirizzo del gusto a Roma. Il nome campeggia sull’insegna di un piccolo bistrot aperto in Via Pavia, a pochi passi da Piazza Bologna, e racconta un percorso che parte da Ceglie Messapica per arrivare nella Capitale, passando attraverso generazioni di lavoro, sacrifici e sapori autentici.
Dietro il progetto ci sono tre fratelli, tre su cinque: Cosimo, per tutti “Mino”, Antonio e Federico Suma. Hanno tra i 23 e i 28 anni e hanno deciso di portare a Roma la cucina e i prodotti della loro terra, la Puglia più autentica, quella della Valle d’Itria. Non una semplice apertura, ma la continuazione di una tradizione familiare che affonda le radici negli anni Ottanta.
Tutto inizia nel 1983 con Nenetta, la nonna. Rimasta vedova dopo la perdita del marito in un incidente sul lavoro, è costretta a reinventarsi un mestiere. Apre così a Ceglie Messapica un piccolo negozio, una sorta di minimarket ante litteram dove si vendeva davvero di tutto, dalla lana ai piatti pronti. Un’attività che, con il tempo, è cresciuta e che oggi esiste ancora, con una gastronomia sempre più curata.
In quel negozio cresce Gaetano, figlio di Nenetta e padre dei tre fratelli. È lui a dare una nuova impronta all’attività, aprendo una sede nel centro storico di Ceglie Messapica: un luogo pittoresco e riconoscibile, specializzato in panini di qualità e prodotti selezionati dalle masserie locali. Sugli scaffali e nei piatti trovano spazio vino, olio, pasta fresca e secca, salse, i salumi del salumificio Santoro, il caffè Quarta e la focaccia di Sannicò. Una gastronomia che è anche luogo di consumo, con birre e vini del territorio, e che negli anni si è affiancata a un food truck presente in eventi e manifestazioni.
L’idea di portare Suma fuori dalla Puglia nasce quando Mino si trasferisce a Roma per studiare economia e marketing. Cresciuto tra banconi e affettatrici, il passo successivo diventa quasi naturale: aprire una sede nella Capitale mantenendo intatta l’anima della gastronomia pugliese di famiglia.
Da Suma, a Roma, si trovano prodotti e ricette pugliesi, con un’attenzione particolare alla zona di Ceglie Messapica e, più in generale, alla Valle d’Itria. Il locale è aperto tutti i giorni dalle 11 alle 22 e propone un’offerta che accompagna ogni momento della giornata, dallo spuntino veloce al pranzo, dall’aperitivo alla cena.
Si parte dai formaggi e dai salumi affettati al momento, come il capocollo, per arrivare a piatti semplici ma identitari. Tra le proposte più rappresentative c’è l’“Apulian Box” (19,90 euro), una degustazione pugliese guidata, disponibile anche in versione vegetariana. Nel tagliere trovano spazio salumi e formaggi, focaccia barese, orecchiette fritte, taralli e la citedda, un’insalata povera della tradizione contadina a base di pane raffermo e ortaggi di stagione. A chiudere, due simboli della pasticceria locale: il biscotto cegliese e il fico mandorlato.
Il vero punto di forza dell’offerta restano però i panini. In menu ce ne sono quasi trenta, comprese numerose opzioni vegetariane e vegane. Le versioni più classiche ruotano intorno ai salumi pugliesi, come il capocollo di Martina Franca, il prosciutto cotto all’acqua marina o il salame di suino nero pugliese. I prezzi vanno dai 6 agli 8 euro e il ripieno è servito in una puccia da 120 grammi.
Il panino simbolo è però quello cegliese, il primo in lista. Mortadella, provolone, tonno e capperi: un abbinamento che può sorprendere, ma che racconta un’abitudine popolare radicata nel territorio. «È il panino degli operai della zona, molto sostanzioso, capace di sfamare per tutta la giornata», spiega Mino Suma. «Lo abbiamo mantenuto a un prezzo più basso perché vogliamo che venga conosciuto e che racconti questa tradizione. Può sembrare strano unire mortadella e tonno, carne e pesce, ma funziona. E funziona benissimo».
Con Suma, a Roma arriva non solo un nuovo locale, ma una storia di famiglia che continua, fatta di lavoro, identità e sapori che non hanno mai smesso di viaggiare.

