I Seattle Seahawks conquistano il Super Bowl superando nettamente i New England Patriots per 29-13 nella finale disputata al Levi’s Stadium di Santa Clara, in California. Per la franchigia dello Stato di Washington è il secondo titolo della storia, undici anni dopo la dolorosa sconfitta del 2015 proprio contro i Patriots dell’era Brady.
A brillare in campo è stato il running back Kenneth Walker III, nominato MVP della partita grazie a una prestazione dominante.
Accanto al verdetto sportivo, però, a catalizzare l’attenzione è stato come sempre lo show dell’intervallo, affidato a Bad Bunny, primo headliner nella storia del Super Bowl a esibirsi con una scaletta interamente in spagnolo. In tredici minuti lo stadio si è trasformato in un vero e proprio villaggio caraibico, con un’esibizione fortemente identitaria e ricca di riferimenti culturali.
Sul palco, a sorpresa, sono saliti anche Lady Gaga e Ricky Martin. Gaga, in abito blu, ha proposto una versione in chiave merengue di “Die With A Smile” e ha ballato con Bad Bunny sulle note di “Baile Inolvidable”. Ricky Martin è apparso seduto su una delle iconiche sedie bianche ispirate alla copertina del suo album DtMf. Tra i momenti più simbolici, Bad Bunny ha intonato “Tití me preguntó” vestito di bianco, con guanti e un pallone da calcio, elencando i nomi di tutti i Paesi del Nord e Sud America e chiudendo con la frase: «Mi patria Puerto Rico, seguimos aquí», seguita da un solenne “God Bless America”.
Tra il pubblico numerose star, da Cardi B a Pedro Pascal, Jessica Alba, mentre Chris Pratt e Jon Bon Jovi hanno presentato le squadre prima del kickoff. Un passaggio particolarmente toccante ha visto la presenza simbolica di un bambino che molti hanno interpretato come un riferimento al caso del piccolo Liam Ramos, deportato dal Minnesota al Texas, vicenda che nelle scorse settimane ha commosso l’opinione pubblica americana.
Durissima, invece, la reazione di Donald Trump, che ha disertato l’evento e ha attaccato lo spettacolo sui social:
«L’halftime show del Super Bowl è assolutamente terribile, uno dei peggiori di sempre. Non ha senso, è un affronto alla grandezza dell’America e non rappresenta i nostri standard di successo, creatività o eccellenza».
Il presidente ha criticato anche l’uso dello spagnolo e le coreografie, giudicate «disgustose, soprattutto per i bambini», parlando di uno “schiaffo in faccia” al Paese e accusando i media di volerlo esaltare per motivi ideologici. Nel suo lungo post, Trump ha colto l’occasione anche per attaccare una recente modifica al regolamento NFL sul calcio d’inizio, definendola «ridicola».
Da segnalare infine uno degli spot più attesi della serata: il trailer di The Adventures of Cliff Booth, sequel di C’era una volta… a Hollywood, diretto da David Fincher e scritto da Quentin Tarantino, che ha infiammato i social e acceso il dibattito tra cinefili.
Una notte che, tra sport, spettacolo e polemiche, conferma ancora una volta il Super Bowl come evento totale, capace di andare ben oltre il football.

