Non ci sono luci artificiali, non c’è un palcoscenico costruito apposta, non c’è il rumore della città. C’è un giardino affacciato sul lago d’Averno, la luce del tramonto che accompagna gli attori in scena e un pubblico che negli anni ha imparato a raggiungere Pozzuoli proprio per questo appuntamento. Mercoledì 29 luglio, alle ore 19 al Giardino dell’Orco (via Lago Averno n. 6), va in scena l’ultimo capitolo della XV edizione di Teatro (alla deriva) al Giardino, la rassegna che da quindici anni porta il teatro dal vivo nel cuore naturalistico dei Campi Flegrei.
A chiudere il cartellone è “Amleto annascunnuto”, libero adattamento in napoletano tratto da La traggedia de Amleto, prencepe de Danemarca di Antonio Piccolo, per la regia di Mario Autore — già candidato ai Nastri d’Argento 2021 — che è anche protagonista sul palco insieme a Giuseppe Cerrone, Melissa Di Genova e Domenico Pinelli, firmato dalla Compagnia Indipendente.
Un Amleto che parla napoletano, tra guarattelle e sceneggiata
Non è la prima volta che il teatro italiano prova a far parlare Shakespeare in dialetto, tuttavia raramente l’operazione riesce a restituire insieme, tragedia e comicità con la stessa naturalezza. La riscrittura di Antonio Piccolo, qui rielaborata da Mario Autore in una drammaturgia pressoché autonoma, dona al testo — recita la nota diffusa dall’organizzazione — “una musicalità antica, profondamente tragica ma anche comica”. L’immaginario partenopeo, fatto di culto dei morti, superstizioni, grottesco e teatro popolare, si innesta su quello shakespeariano “tra guarattelle, farsa e sceneggiata, mantenendo però un impianto essenziale, puntando sull’evocazione più che sul realismo”: la scena, si legge ancora, diventa “uno spazio mentale e instabile in cui i personaggi sono forse solo fantasmi”.
È una chiave interpretativa che spiega bene perché in quattro soli interpreti si concentri “una sarabanda di personaggi, travestimenti, mistificazioni, viaggi nell’interiorità umana e nelle profondità dei suoi abissi, tra commedia sfrenata e tragedia dirompente” — come racconta la stessa produzione, descrivendo un lavoro nato da un “immane” testo di partenza, di cui Mario Autore ha scelto di mettere in scena solo alcune parti.
Quindici anni di scommessa: dalla zattera al Giardino dell’Orco
Dietro l’appuntamento del 29 luglio c’è la storia di un progetto culturale indipendente che ha attraversato quindici anni di trasformazioni, restando fedele a un’idea di fondo: portare il teatro fuori dai teatri, in luoghi naturali capaci di restituire allo spettacolo una dimensione più intima e meno mediata. Ideata da Ernesto Colutta, e diretta artisticamente da Giovanni Meola — quest’anno al suo quattordicesimo anno alla guida della rassegna — l’iniziativa ha cambiato più volte pelle e location, fino ad approdare, per il secondo anno consecutivo, al Giardino dell’Orco, sulle rive del lago vulcanico d’Averno.
È lo stesso Giovanni Meola a raccontare il significato di questo traguardo: «Quest’anno arriviamo a un traguardo davvero importante: i primi quindici anni di questa scommessa e torniamo per il secondo anno in una location che lo scorso anno si è rivelata vincente sotto tutti i punti di vista. ‘Teatro alla Deriva (al Giardino)’ ha cambiato pelle, passando dalla zattera all’interno delle Terme-Stufe di Nerone alla realtà verdeggiante del Giardino dell’Orco, trasformandosi ma confermando una vicinanza col pubblico formatosi nel corso degli anni che ha del sorprendente. Rivedere tante persone che hanno accettato l’azzardo del cambio di location ha colpito me e l’intero gruppo di lavoro. Anche perché proporre gli spettacoli non più in serale ma alle 19.00, in quella fascia della giornata che ci accompagna al tramonto, con una scenografia naturale tutt’intorno che smuoverebbe i sassi, è stato travolgente per tutti noi, pubblico, organizzazione e, ovviamente, artisti. Il mio e nostro auspicio è ritrovare tutte queste persone e poterne accogliere tante di nuove, convinti come siamo che fare teatro in questo contesto possa commuovere, far divertire, smuovere le coscienze in modo ancor più coinvolgente, grazie alla bellezza della natura nella quale abbiamo deciso di portare un’arte immortale come l’arte teatrale».
Debutti assoluti come scelta di cartellone
Il dettaglio forse più interessante per chi guarda alla rassegna con occhio professionale è la scelta di programmazione che Meola stesso rivendica: non repliche di spettacoli già collaudati altrove ma proposte pensate per debuttare proprio al Giardino dell’Orco. “I quattro lavori da me scelti per il cartellone di quest’anno sono di fatto dei veri e propri debutti assoluti, anche se in qualche caso già andati in scena in forma di anteprima o rodaggio”, spiega il direttore artistico, descrivendola come “una scelta mirata, un’altra scommessa forte che vogliamo provare a vincere assieme al nostro pubblico, come felicemente accaduto nei primi tre appuntamenti finora”.
È un modello che vale la pena osservare al di là del singolo cartellone estivo: piccole rassegne indipendenti, radicate in un territorio specifico e capaci di attrarre pubblico anche fuori stagione turistica classica, contribuiscono in modo silenzioso ma concreto alla capacità attrattiva di un’area come i Campi Flegrei — patrimonio naturalistico e archeologico di primo piano, spesso schiacciato nella narrazione mediatica dalle cronache legate al bradisismo. Un progetto teatrale che dura quindici anni, cambia location, rinnova il pubblico e continua a scommettere su debutti assoluti, racconta in controluce anche la tenuta di un tessuto culturale locale che sa rigenerarsi.
Informazioni utili
Il Giardino dell’Orco si trova in via Lago Averno n. 6, a Pozzuoli, in provincia di Napoli. Lo spettacolo “Amleto annascunnuto” andrà in scena mercoledì 29 luglio alle ore 19.00, con inizio legato alla luce naturale del tramonto e senza illuminazione artificiale in scena.

