La cometa 3I/Atlas è tornata al centro dell’attenzione mondiale dopo che la sonda cinese Tianwen-1, in orbita attorno a Marte, ha catturato immagini spettacolari del suo passaggio ravvicinato. Le foto, che mostrerebbero dettagli mai osservati prima, sono state diffuse mentre la NASA è paralizzata dallo shutdown amministrativo, impossibilitata a pubblicare le proprie osservazioni.
La pressione cresce anche a livello politico: la deputata repubblicana Anna Paulina Luna ha chiesto ufficialmente chiarezza, sollecitando la diffusione degli scatti raccolti dal Mars Reconnaissance Orbiter tra il 2 e il 3 ottobre.
Intanto, la curiosità popolare esplode. L’oggetto, grande quanto Manhattan, è stato definito da molti “la cometa più enigmatica mai osservata”, con caratteristiche orbitali e cromatiche fuori dal comune.
Perché è “interstellare”
Scoperta nel luglio 2024, 3I/Atlas è il terzo oggetto interstellare mai rilevato all’interno del Sistema Solare, dopo ‘Oumuamua (2017) e 2I/Borisov (2019). La sua orbita è iperbolica, cioè aperta: una traiettoria che indica con chiarezza che proviene da oltre i confini solari.
Secondo gli astronomi, la cometa si muove a velocità tali da sfuggire definitivamente all’attrazione del Sole, proseguendo il suo viaggio nello spazio profondo dopo il 2026.
Loeb e l’ipotesi aliena
A incendiare il dibattito è stato Avi Loeb, celebre astrofisico di Harvard, che in un post sul suo blog ha suggerito — senza mezzi termini — che 3I/Atlas potrebbe non essere del tutto naturale.
Analizzando i dati dei satelliti SOHO, STEREO e GOES-19, Loeb ha notato un aumento di luminosità esponenziale anomalo, molto superiore alle curve tipiche delle comete. Inoltre, la cometa risulta più blu del Sole, un colore raro che potrebbe rivelare gas ionizzati o materiali sconosciuti.
Ma la parte più controversa riguarda il suo movimento durante il perielio, quando avrebbe mostrato una spinta autonoma non spiegabile solo dalla gravità. Loeb non esclude un “motore interno” — forse naturale, forse no — invitando la comunità scientifica a non ignorare le anomalie.
La prudenza della NASA
A smorzare i toni è intervenuto Sean Duffy, ex capo ad interim della NASA, che su X (ex Twitter) ha assicurato:
“3I/Atlas non rappresenta alcuna minaccia per la Terra, né mostra segni di vita extraterrestre.”
La cometa, infatti, non si avvicinerà mai oltre 1,8 unità astronomiche, cioè circa 270 milioni di chilometri. Sarà visibile ai telescopi terrestri fino a settembre 2025, poi scomparirà temporaneamente dietro il Sole per riemergere a dicembre 2025, inaugurando una nuova stagione di osservazioni.
Musk, Kardashian e il web in delirio
Le parole di Duffy non hanno però spento il clamore online. In risposta al suo post, la star Kim Kardashian ha commentato ironicamente:
“Aspetta… che succede con 3I/Atlas?!?!!!!!???”
Poche ore dopo, Elon Musk, ospite del Joe Rogan Experience, ha rilanciato:
“Se fosse davvero un’astronave aliena, con quella massa e quella composizione metallica, avrebbe il potenziale per distruggere un continente… forse peggio.”
Dichiarazioni che hanno immediatamente alimentato i forum complottisti, dove si parla di “segnali radio misteriosi” e di “missioni segrete” in corso su Marte per analizzare l’oggetto.
Il telescopio Hubble rivela nuovi dettagli
Il 21 luglio 2025, il Telescopio Spaziale Hubble ha immortalato la cometa a 277 milioni di miglia dalla Terra, mostrando un nucleo ghiacciato e un cappuccio di polvere a forma di lacrima. Nelle immagini, le stelle sullo sfondo appaiono strisciate, segno che Hubble stava seguendo il movimento della cometa.
I dati indicano una perdita di massa superiore al previsto, ma non ancora tale da confermare comportamenti “artificiali”. La missione James Webb e i telescopi terrestri di nuova generazione saranno determinanti per chiarire la natura del fenomeno.
Tra fascino e realtà
Che sia una cometa interstellare unica o una misteriosa sonda cosmica, 3I/Atlas rappresenta una sfida scientifica e culturale. È un corpo celeste che unisce curiosità popolare, tensione politica e dibattito accademico, ricordando quanto il cosmo resti, nonostante tutto, l’ultima grande frontiera del mistero umano.
Da dicembre 2025, gli occhi dei telescopi — e quelli del mondo — torneranno a puntarsi su di lei. E, forse, qualche risposta comincerà finalmente a prendere forma.

