Le immagini di un delfino che nuota e salta tra i vaporetti nel bacino di San Marco hanno fatto il giro del mondo, trasformando Venezia nello scenario di una favola marina. Ma dietro allo stupore e alla simpatia per “Mimmo”, così è stato ribattezzato il tursiope che da settimane abita la laguna, si cela una storia complessa che riguarda l’ambiente, la biodiversità e il comportamento dell’uomo di fronte alla fauna selvatica.

A monitorare la situazione è il Museo di Storia Naturale di Venezia “Giancarlo Ligabue”, impegnato da anni nello studio e nella tutela degli ecosistemi lagunari. Il responsabile del museo, Luca Mizzian, segue il delfino sin dalla scorsa estate: “Anche oggi lo abbiamo osservato per più di due ore. È affascinante e piacevole per chi lo incontra, ma bisogna ricordare che resta un animale selvatico. Il rischio è che l’eccessiva vicinanza con le persone lo stressi o ne alteri il comportamento”.

Nonostante la curiosità dei turisti e dei residenti, la presenza di delfini nella laguna non è un evento del tutto eccezionale. Questi cetacei frequentano occasionalmente le acque veneziane, come testimoniano i pescatori e gli studiosi. L’anomalia, spiegano i biologi, sta nel fatto che Mimmo ha scelto di restare a lungo in un ambiente rumoroso e trafficato, tra imbarcazioni, onde e motori.

Gli esperti lanciano quindi un appello alla responsabilità. “Invitiamo tutti – prosegue Mizzian – a mantenere la distanza, evitare di seguirlo con le barche, non tentare di dargli da mangiare e soprattutto non cercare di scattare selfie o toccarlo. Ogni interazione diretta può avere conseguenze sul suo benessere. Se viene avvistato in altre zone, è utile avvisare la Guardia Costiera o il CERT – Cetacean Strandings Emergency Response Team, così da contribuire al monitoraggio scientifico”.

Con l’arrivo del freddo e lo spostamento dei pesci verso il mare aperto, è probabile che il delfino torni presto al suo habitat naturale. Fino ad allora, dicono gli esperti, possiamo godere della sua presenza come di un dono inatteso, ma solo con consapevolezza e rispetto.

“Venezia – conclude Mizzian – è un ecosistema delicato, dove la natura e l’uomo convivono da secoli. Mimmo ci ricorda che il mare è vivo, ma anche che ogni incontro con la fauna selvatica va vissuto con responsabilità, per proteggere la sua libertà e la nostra meraviglia.”

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