La Legge di Bilancio per il 2026, attualmente all’esame del Senato, accende un duro confronto politico e professionale su una misura che riguarda migliaia di liberi professionisti. Al centro della polemica c’è la norma che condiziona il pagamento delle parcelle per gli incarichi svolti per la Pubblica amministrazione alla piena regolarità fiscale e contributiva dei professionisti coinvolti. Una disposizione già prevista nella prima versione della Manovra, ma ulteriormente irrigidita da una riformulazione firmata dal ministero dell’Economia e delle Finanze.

Il nuovo testo amplia in modo significativo il perimetro della misura: non solo i compensi direttamente erogati dalla Pa, ma tutti gli “emolumenti” finanziati con risorse pubbliche, anche quando il pagamento avviene tramite soggetti diversi dallo Stato. In pratica, dal prossimo anno, qualsiasi compenso a carico della finanza pubblica potrebbe essere bloccato se il professionista risulta non in regola con Fisco o contributi.

La ratio dichiarata è quella di rafforzare il contrasto all’evasione e garantire che chi lavora per lo Stato sia pienamente adempiente agli obblighi fiscali e previdenziali. Ma la modalità scelta ha sollevato una vera e propria levata di scudi. Secondo le categorie, il meccanismo rischia di trasformarsi in una sanzione indiretta e sproporzionata, che colpisce una sola platea di lavoratori.

Le critiche arrivano trasversalmente dal mondo ordinistico e anche da settori della maggioranza. Diversi parlamentari di centrodestra hanno espresso perplessità, parlando di un trattamento penalizzante riservato ai professionisti rispetto ai lavoratori dipendenti. In risposta alle proteste, la Lega ha depositato a Palazzo Madama una proposta di modifica per cancellare integralmente la norma, chiedendo di eliminare il blocco automatico dei pagamenti in caso di pendenze fiscali.

A sostegno della richiesta si è schierato Rosario De Luca, presidente di ProfessionItaliane e del Consiglio nazionale dei consulenti del lavoro, che ha definito il testo poco chiaro e dagli effetti distorsivi. Secondo De Luca, legare il pagamento integrale delle parcelle a qualsiasi irregolarità, senza soglie minime, crea disparità e ingiustizie. Una possibile alternativa, ha suggerito, potrebbe essere l’applicazione di un meccanismo simile a quello previsto per i lavoratori dipendenti, con trattenute parziali e non il blocco totale dei compensi.

L’allarme era già scattato nelle settimane precedenti, quando una versione meno rigida della norma era entrata nel testo della Manovra. Il Consiglio nazionale forense aveva subito parlato di misura vessatoria e discriminatoria, sottolineando come i lavoratori subordinati continuino a percepire lo stipendio anche in presenza di debiti fiscali rilevanti. Dopo la riformulazione governativa, le critiche si sono fatte ancora più dure: secondo gli avvocati, la disposizione viola il principio costituzionale di uguaglianza e le norme europee sui ritardi di pagamento, introducendo una disparità ingiustificata tra chi lavora con clienti privati e chi opera per la Pa.

Posizioni analoghe sono state espresse da associazioni e casse previdenziali. Da più parti si denuncia il rischio che i professionisti si vedano sospendere i pagamenti anche per contestazioni fiscali non definitive o per importi minimi, nonostante prestazioni regolarmente svolte e già utilizzate dalla Pubblica amministrazione. A questo si aggiunge il timore di un aggravio burocratico: la norma imporrebbe verifiche preventive e certificazioni aggiuntive, con ricadute sui tempi e sui carichi di lavoro sia per i professionisti sia per le amministrazioni committenti.

Non manca però chi difende l’impianto della misura. L’Istituto nazionale tributaristi si è detto favorevole al principio secondo cui la regolarità fiscale e contributiva debba essere una condizione per ricevere compensi pubblici. Secondo questa linea, la norma non cambia la sostanza del rapporto tra Stato e contribuenti, purché siano previsti strumenti di tutela per i professionisti in comprovata difficoltà economica.

Il confronto resta aperto e il destino della disposizione dipenderà dall’iter parlamentare delle prossime settimane. Tra esigenze di lotta all’evasione, tutela del lavoro autonomo e rispetto dei principi di equità, la Manovra 2026 si conferma un terreno di scontro delicato, con effetti potenzialmente rilevanti sul rapporto tra professionisti e Pubblica amministrazione.

Iscriviti alla newsletter

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

ViviItalia
Panoramica privacy

Leggi l'informativa.