Gli aumenti automatici delle multe stradali non scatteranno nemmeno nel 2026. Con il decreto Milleproroghe approvato dal Consiglio dei Ministri l’11 dicembre e ora all’esame del Parlamento, il governo ha deciso di sospendere per un altro anno l’aggiornamento biennale delle sanzioni pecuniarie previsto dal Codice della Strada. Una scelta che congela gli importi attuali e rinvia ancora una volta l’adeguamento legato all’inflazione.

La norma di riferimento è l’articolo 195 del Codice della Strada, che stabilisce una rivalutazione ogni due anni delle multe in base all’andamento dei prezzi, calcolato sull’indice Istat delle famiglie di operai e impiegati. Il Milleproroghe autorizza invece lo slittamento di dodici mesi, sospendendo l’applicazione automatica degli aumenti.

Si tratta del terzo rinvio consecutivo. L’ultimo aggiornamento effettivo risale al 2019, quando le sanzioni subirono un incremento del 2,4%. Negli anni successivi, prima la pandemia e poi la forte instabilità economica e l’impennata dei prezzi hanno spinto l’esecutivo a intervenire più volte con proroghe, evitando ritocchi considerati penalizzanti in una fase già complessa per famiglie e imprese.

Secondo le stime delle associazioni dei consumatori, senza il blocco deciso dal governo, dal prossimo anno le multe sarebbero aumentate in una forbice compresa tra il 6 e il 17%. Gli effetti più rilevanti si sarebbero visti sulle infrazioni più gravi: per l’eccesso di velocità oltre i 60 chilometri orari il tetto massimo sarebbe salito dagli attuali 3.467 euro a sfiorare i 4.000, con rincari potenziali tra 220 e 880 euro. Ritocchi al rialzo erano previsti anche per violazioni più comuni, come il divieto di sosta, che sarebbe passato da 42 euro a una soglia compresa tra 45 e 49 euro, e il passaggio con il semaforo rosso, con sanzioni destinate a salire dagli attuali 167 euro fino a quasi 200.

Palazzo Chigi ha giustificato il rinvio con l’esigenza di concedere più tempo alle amministrazioni locali per adeguarsi alle novità introdotte dal nuovo Codice della Strada, entrato in vigore a dicembre 2024. Tra queste rientrano l’obbligo di notificare le multe attraverso strumenti digitali come l’app Io e il Servizio Notifiche Digitali, un cambiamento che richiede aggiornamenti organizzativi e tecnologici.

Per gli automobilisti, il congelamento delle tariffe viene letto come una boccata d’ossigeno. Il blocco evita rincari immediati e, allo stesso tempo, semplifica le procedure amministrative, perché Comuni e prefetture non dovranno aggiornare software, sistemi di calcolo e modulistica.

Di segno opposto, però, è il punto di vista degli enti locali. Il mancato adeguamento degli importi comporterà minori entrate nei bilanci comunali, che spesso contano sulle sanzioni stradali per finanziare interventi sulla viabilità, la sicurezza e la manutenzione delle strade. Nel 2026, quindi, molte amministrazioni dovranno rivedere le previsioni di spesa.

Le multe restano infatti una voce rilevante per le casse comunali. Milano si conferma in testa alla classifica con un gettito che nel 2025 ha raggiunto circa 250 milioni di euro, con ulteriori incrementi attesi. A Roma la situazione è analoga, anche grazie all’uso di sistemi tecnologici avanzati come le telecamere intelligenti per il controllo del divieto di sosta. Seguono città come Firenze, Palermo, Napoli e Torino, con incassi annui stimati tra 86 e 105 milioni di euro.

A pesare sui conti degli enti c’è anche il problema delle sanzioni non riscosse. Secondo i dati dell’Istituto per la finanza e l’economia locale, quasi il 28% delle multe resta inevasa, a cui si aggiungono quelle annullate per irregolarità nei dispositivi di rilevazione, come gli autovelox non censiti.

Il rinvio, dunque, sposta solo in avanti il problema. Se non interverranno nuove proroghe, l’adeguamento all’inflazione tornerà sul tavolo a fine 2026. E con un indice dei prezzi ben più alto rispetto al periodo 2020-2022, il rischio è che dal 1° gennaio 2027 scatti una vera e propria stangata per gli automobilisti.

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