Si è spento ieri sera, alle ore 21:45 di Venerdì Santo, Vittorio Messori, giornalista e scrittore che ha segnato profondamente la cultura cattolica del secondo Novecento. Aveva 84 anni. L’annuncio della scomparsa, avvenuta nella sua abitazione di Desenzano del Garda a causa di un attacco cardiaco, è stato dato dalla sua assistente storica.

Messori, che da tempo conviveva con un pacemaker, scompare a quattro anni di distanza dalla moglie Rosanna Brichetti, anch’ella giornalista, mancata nel 2022.

Intellettuale indipendente e spesso controcorrente, Messori ha rappresentato una figura unica nel panorama editoriale, capace di trasformare l’apologetica in un fenomeno di massa.

Il suo saggio più celebre, “Ipotesi su Gesù” (1976), superò il milione di copie vendute solo in Italia, venendo tradotto in 22 lingue e riaprendo il dibattito sulla storicità di Cristo in un’epoca di forte secolarizzazione.

Nato a Sassuolo nel 1941 ma formatosi a Torino, Messori vantava un pedigree accademico di stampo laico e razionalista.

Allievo di Norberto Bobbio, Luigi Firpo e Galante Garrone, si laureò in Storia del Risorgimento nel 1965. La sua vita era tuttavia già mutata nell’estate del 1964 quando, a seguito di una lettura immersiva dei Vangeli, visse una conversione radicale al cattolicesimo.

Questa solida base razionalista divenne la cifra stilistica di tutta la sua produzione: Messori non chiedeva un “salto nel buio”, ma cercava di dimostrare la ragionevolezza della fede attraverso l’indagine storica e documentale.

La carriera di Messori è indissolubilmente legata a due pietre miliari del giornalismo religioso mondiale:

  • Il caso Ratzinger: Nel 1985 pubblicò “Rapporto sulla fede”, il primo libro-intervista con un Prefetto dell’ex Sant’Uffizio, l’allora cardinale Joseph Ratzinger. L’opera scosse gli ambienti ecclesiali per la franchezza dell’analisi sulla crisi della Chiesa post-conciliare;
  • Varcare la soglia della speranza: Nel 1994 realizzò un’impresa ritenuta impossibile per l’epoca: un libro-intervista con un Papa regnante. Il volume scritto con Giovanni Paolo II divenne un bestseller planetario, venduto in milioni di copie in tutto il mondo.

Durante la sua lunga collaborazione con testate come La Stampa (dove partecipò alla fondazione di Tuttolibri), Jesus e Avvenire (con la storica rubrica “Vivaio”), Messori mantenne sempre un profilo di studioso appartato, refrattario ai salotti e alle mode intellettuali.

Si definiva spesso un “anticlericale cattolico”, rivendicando un’autonomia di giudizio che lo portò a indagare temi scomodi o complessi: dall’inchiesta sull’Opus Dei alla difesa delle apparizioni mariane (Lourdes, Guadalupe), fino al dibattito sul Risorgimento, che gli valse non poche polemiche per le sue posizioni revisioniste sulla gestione del potere pontificio.

Con la sua scomparsa, il mondo della cultura perde un indagatore rigoroso che ha dedicato l’intera esistenza a interrogare il rapporto tra storia e rivelazione, convinto che — citando una delle sue opere — ci fossero sempre “alcune buone ragioni per credere”.

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