Il Museo del Novecento di Milano ha avviato un progetto dedicato all’accessibilità culturale che porta sei capolavori della propria collezione anche alla fruizione attraverso la Lingua dei Segni Italiana (LIS). L’iniziativa, realizzata in collaborazione con Ad Artem, prevede la produzione di sei contributi video in LIS, disponibili tramite la webapp ufficiale del museo, con sottotitoli e traduzione in lingua dei segni, allo scopo di offrire un accesso più consapevole e autonomo alle opere.
I video, consultabili direttamente tramite la webapp e anche su piattaforme aperte come YouTube, approfondiscono i seguenti lavori simbolo della collezione permanente: Forme uniche della continuità nello spazio ed Elasticità di Umberto Boccioni, Femme nue di Pablo Picasso, Struttura al neon di Lucio Fontana, Merda d’artista di Piero Manzoni e Lullaby di Maurizio Cattelan. Questa selezione copre idealmente l’intero percorso cronologico del museo, dal Futurismo fino agli inizi degli anni Novanta.
Il progetto è stato presentato a inizio marzo alla stampa alla presenza dell’assessore alla Cultura del Comune di Milano Tommaso Sacchi, il quale ha sottolineato come la realizzazione di contenuti in LIS rappresenti un passo importante verso un museo inclusivo e accessibile a tutti i pubblici, indipendentemente dalle proprie condizioni.
Accanto alla nuova serie di video, il Museo del Novecento ha programmato un calendario di visite guidate gratuite in LIS dedicate alle persone sorde e udenti con difficoltà uditive, oltre a percorsi tattili denominati “Arte con‑tatto”, pensati anche per visitatori non vedenti o ipovedenti. Le visite tattili si svolgono ogni secondo sabato del mese e propongono percorsi multisensoriali con materiali tattili e supporti audio, mentre le visite guidate in LIS si tengono ogni primo giovedì del mese con l’ausilio di interpreti.
Questa combinazione di strumenti digitali e visite in presenza amplia le possibilità di fruizione del patrimonio artistico, rendendo l’esperienza del Museo del Novecento più inclusiva e partecipata da pubblici diversi, con nuove modalità di accesso pensate anche per chi finora ha incontrato barriere comunicative nel mondo dell’arte.

