Il bullismo e il cyberbullismo continuano a rappresentare una delle principali emergenze educative e sociali nel nostro Paese, colpendo in modo particolare adolescenti e preadolescenti. In occasione della Giornata nazionale contro il bullismo e il cyberbullismo, Telefono Azzurro ha diffuso dati che fotografano una realtà ancora preoccupante.
Nel corso del 2025, l’associazione ha gestito 181 casi di bullismo e 24 casi di cyberbullismo. Le segnalazioni riguardano soprattutto attacchi legati all’aspetto fisico, che rappresentano il 72,5% dei casi di bullismo e il 9% di quelli online. Seguono le motivazioni culturali (12% nel bullismo e 2% nel cyberbullismo) e quelle legate a orientamento sessuale e identità di genere (3,5% e 1%).
Cyberbullismo in aumento tra i giovani
A confermare la crescita del fenomeno è anche lo studio ESPAD Italia 2024, secondo cui oltre un milione di studenti tra i 15 e i 19 anni ha subito episodi di cyberbullismo. Un dato in aumento rispetto agli anni precedenti, accompagnato da un altro elemento allarmante: il 32% degli adolescenti dichiara di aver agito almeno una volta come cyberbullo.
Le forme di aggressione più diffuse sono gli insulti nelle chat di gruppo, con differenze di genere nelle modalità: più dirette e pubbliche tra i ragazzi, più indirette e relazionali tra le ragazze.
La rete come risposta al problema
Secondo Telefono Azzurro, contrastare efficacemente bullismo e cyberbullismo richiede un’azione coordinata tra Terzo settore, istituzioni e aziende tecnologiche. In questa direzione si inseriscono i protocolli d’intesa siglati con il Ministero dell’Istruzione e del Merito e con il Ministero della Difesa, finalizzati alla prevenzione, alla formazione e alla tutela dei minori.
La voce dei ragazzi: “Vorrei solo sentirmi ascoltata”
Tra le storie raccolte da Telefono Azzurro c’è quella di Maria, 17 anni, che racconta il disagio vissuto in classe:
“I miei compagni scherzano, ma certe cose mi fanno sentire stupida”.
Una sofferenza fatta di gesti ambigui, battute che feriscono e confusione emotiva. Grazie al supporto ricevuto, Maria ha trovato il coraggio di parlare con i genitori e con un adulto di riferimento a scuola, riuscendo a “alleggerirsi dal peso” e a ritrovare serenità.
Un impegno che riguarda tutti
La Giornata del 7 febbraio non è solo un momento simbolico, ma un richiamo alla responsabilità collettiva: ascoltare, riconoscere i segnali di disagio e intervenire tempestivamente può fare la differenza. Perché dietro ogni dato c’è una storia, e dietro ogni storia c’è un ragazzo o una ragazza che chiede di non essere lasciato solo.

