Nel 2025 l’Agenzia delle Entrate ha analizzato 17 milioni di posizioni fiscali, intercettando circa 200 mila evasori totali tra imprese e contribuenti: il 57% non aveva presentato alcuna dichiarazione dei redditi, mentre il 43% risultava sconosciuto al Fisco. Numeri che spiegano l’intensità dei controlli sui conti correnti e sui movimenti finanziari.

Al centro del sistema c’è la verifica della coerenza tra quanto dichiarato e quanto emerge dai movimenti bancari: versamenti, prelievi, bonifici e operazioni su carte. Se le cifre non risultano compatibili con il reddito dichiarato, scatta la cosiddetta presunzione fiscale.

La presunzione fiscale

Il meccanismo si fonda su un principio semplice: se un contribuente presenta entrate o movimenti che non trovano giustificazione nella dichiarazione dei redditi, l’amministrazione finanziaria può presumere l’esistenza di redditi non dichiarati. In altre parole, la differenza tra flussi finanziari e reddito imponibile può essere considerata base imponibile ulteriore, salvo prova contraria.

L’inversione dell’onere della prova

In questo ambito opera un’eccezione rispetto alla regola generale della presunzione di innocenza: scatta l’inversione dell’onere della prova. Non è l’Agenzia a dover dimostrare l’evasione in senso pieno, ma il contribuente a dover provare che le somme contestate:

  • sono già state tassate;
  • sono esenti da imposta;
  • non costituiscono reddito imponibile.

Come dimostrare la regolarità

Per dimostrare la correttezza della propria posizione non bastano spiegazioni generiche. Occorrono atti e documenti con data certa e tracciabilità, ad esempio:

  • atti di donazione;
  • contratti di prestito;
  • ricevute di rimborso spese;
  • documentazione bancaria dettagliata.

La tracciabilità delle operazioni rappresenta oggi la principale tutela contro eventuali contestazioni.

Le differenze tra Irpef, Ires e Iva

La presunzione fiscale varia a seconda dell’imposta considerata.

Per le imprese soggette a Ires, assumono rilevanza sia i versamenti sia i prelievi superiori a determinate soglie (mille euro giornalieri e cinquemila euro mensili), in quanto possono essere considerati componenti di reddito non dichiarati.

Per le persone fisiche soggette a Irpef, invece, in linea generale i prelievi non vengono automaticamente considerati indizio di evasione, salvo casi particolarmente rilevanti e incoerenti con il reddito dichiarato.

Per quanto riguarda l’Iva, la giurisprudenza della Corte di Cassazione ha chiarito che assumono rilievo i versamenti, mentre le somme in uscita non equivalgono automaticamente a vendite non dichiarate.

I controlli incrociati

Negli ultimi anni l’attività ispettiva si è rafforzata grazie alle verifiche incrociate tra banche dati. L’Agenzia può confrontare in modo sempre più rapido informazioni relative a:

  • conti correnti;
  • carte ricaricabili;
  • fatturazione elettronica;
  • indici sintetici di affidabilità fiscale (ISA).

Questi strumenti consentono analisi tempestive e selettive delle posizioni a rischio.

L’impatto sull’economia

Secondo l’Ufficio parlamentare di bilancio, se la tendenza al recupero del gettito osservata tra il 2002 e il 2023 proseguisse fino al 2028, le entrate aumenterebbero strutturalmente fino a 0,3 punti percentuali di Pil e, nel medio-lungo periodo, il rapporto debito/Pil potrebbe ridursi di oltre quattro punti percentuali.

Compliance e collaborazione

Accanto ai controlli, il Fisco punta sulla collaborazione preventiva. Nel 2026 sono previste oltre 2,4 milioni di lettere di compliance, comunicazioni con cui l’amministrazione invita i contribuenti a regolarizzare eventuali anomalie prima dell’avvio di un accertamento formale.

Tra gli strumenti principali:

  • l’adempimento collaborativo, introdotto nel 2015, rivolto alle grandi imprese con sistemi strutturati di gestione del rischio fiscale (dal 2026 accessibile ai soggetti con volume d’affari di almeno 500 milioni di euro);
  • il concordato preventivo biennale, operativo dal 2024 per i soggetti ISA, che consente di definire preventivamente il reddito imponibile per due anni.

In sintesi, i controlli sui conti correnti rappresentano uno dei pilastri dell’attività dell’Agenzia delle Entrate: un sistema che combina presunzioni legali, analisi dei dati e strumenti di dialogo preventivo, con l’obiettivo di contrastare l’evasione e favorire l’adempimento spontaneo.

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