Fino al 24 maggio, la Casa Museo Ivan Bruschi ospita 370 esemplari della prestigiosa collezione Intesa Sanpaolo. Un viaggio tra economia, arte e filigrane che attraversa tre secoli di storia nazionale.
AREZZO – Non sono solo pezzi di carta, ma frammenti di identità nazionale, specchi di epoche politiche e capolavori di micro-incisione. Ha aperto i battenti (e resterà visitabile fino al 24 maggio 2026) presso la Casa Museo Ivan Bruschi di Arezzo la mostra “La cartamoneta in Italia. Dalle origini all’euro attraverso le banconote della collezione Intesa Sanpaolo”.
L’esposizione, curata da Franca Maria Vanni, mette in fila circa 370 esemplari rarissimi appartenenti al patrimonio culturale di Intesa Sanpaolo, concessi eccezionalmente alla Fondazione Bruschi per offrire un percorso scientifico e narrativo senza precedenti nel territorio toscano.
Un percorso tra Stati preunitari e Regno
La mostra si snoda lungo un arco temporale che parte dal Settecento per arrivare ai giorni nostri. Il viaggio inizia con i suggestivi biglietti delle Regie Finanze di Torino, considerati tra i primi esempi di cartamoneta in Italia, per poi addentrarsi nelle emissioni delle banche dei singoli Stati preunitari.
Il visitatore può osservare l’evoluzione del design e dei simboli del potere durante il passaggio alla Banca Nazionale nel Regno d’Italia, fino ad arrivare alle prime storiche emissioni della Banca d’Italia del 1896. Il percorso si conclude con le serie iconiche del Novecento — che molti visitatori ricorderanno ancora con nostalgia — per approdare infine all’introduzione della moneta unica.
L’arte della sicurezza: filigrane e stampa
Oltre al valore storico-economico, la rassegna dedica un focus tecnico alla produzione della cartamoneta. Ampio spazio è riservato a:
- Le tecniche di stampa: l’evoluzione dei macchinari e delle incisioni per prevenire la contraffazione;
- La filigrana: i segreti dei disegni “in trasparenza” che hanno reso le banconote italiane tra le più belle e sicure al mondo;
- L’iconografia: come i volti di artisti, scienziati e poeti abbiano sostituito nel tempo i ritratti dei regnanti, riflettendo il mutamento dei valori della società.
Il commento della Fondazione
“Valorizzare le collezioni è uno dei compiti primari della nostra istituzione”, sottolinea Luca Benvenuti. Per il conservatore della Fondazione, Carlo Sisi, si tratta di un’esposizione capace di unire il rigore della ricerca scientifica alla ricchezza iconografica, rendendo la storia economica accessibile e affascinante per il grande pubblico.
La Casa Museo Ivan Bruschi, già punto di riferimento per l’antiquariato, si conferma così un centro dinamico di diffusione della cultura, capace di far dialogare le collezioni private con la memoria collettiva del Paese.

