Aperta allo Spazio Musa la mostra che indaga il legame tra la “Sottile Persona Bianca” e Terry Burns. Un viaggio tra rari scatti di Denis O’Regan e influenze jazz e beat.
Non una semplice raccolta di icone pop, ma una radiografia dell’anima di uno degli artisti più complessi del Novecento. Inaugura oggi a Torino, presso lo Spazio Musa Art Gallery, la mostra “David Bowie, mio fratello”, progetto dello scrittore David Lawrence che approda per la prima volta in Italia dopo il successo in Francia.
Visitabile fino al 12 luglio, l’esposizione sceglie una prospettiva inedita: utilizzare la figura di Terry Burns, fratellastro di Bowie, come chiave di volta per comprendere la costruzione dell’identità artistica di David Jones prima che diventasse leggenda.
Il ruolo di Terry: la bussola culturale di David
La mostra non si limita alla cronaca familiare, ma eleva Terry Burns a vero e proprio “dispositivo narrativo”. Fu lui, infatti, a introdurre il giovane David a quegli orizzonti che ne avrebbero segnato la produzione:
- Musica e Letteratura: Dal jazz di Miles Davis alle visioni della Beat Generation di Kerouac e Burroughs.
- Identità: Il legame profondo, e a tratti tragico, con Terry diventa il filtro per rileggere trasformazioni e continuità nella carriera di Bowie, senza isolarle in una dimensione puramente biografica.
Il percorso espositivo: scatti rari e icone
Il nucleo della mostra riunisce fotografie straordinarie che sfuggono alla rigida sequenza cronologica per organizzarsi in nuclei tematici. Tra le opere esposte:
- Grandi Firme: Rari scatti di maestri come Denis O’Regan, Philippe Auliac e Michel Haddi.
- Il Pantheon di Bowie: Accanto ai ritratti di David, compaiono le figure che hanno abitato il suo universo creativo: dai genitori a Lou Reed e Iggy Pop, da Brian Eno a Lindsay Kemp, fino a influenze trasversali come Picasso, Genet e Syd Barrett.
Una mostra su due livelli
Testi e immagini procedono in parallelo, permettendo al visitatore di muoversi tra la vita privata e la traiettoria pubblica dell’artista. Dallo sguardo intimo sui familiari fino alle vette del successo mondiale, la rassegna restituisce l’immagine di un uomo che ha saputo trasformare ogni influenza ricevuta in un linguaggio universale.
“Non è una retrospettiva tradizionale, ma un percorso che mette in relazione episodi biografici e costruzione artistica,” spiegano i curatori, evidenziando come l’eredità di Terry Burns sia tornata costantemente, seppur trasfigurata, nel lavoro di Bowie.
