Il World Economic Forum di Davos 2026 si è aperto in un clima di forte instabilità geopolitica, segnato da nuove tensioni tra Stati Uniti ed Europa, conflitti irrisolti e un sistema multilaterale sempre più fragile. Al centro del dibattito, il ritorno di una politica di potenza che mette in discussione regole condivise e alleanze storiche, con il presidente francese Emmanuel Macron tra le voci più critiche.
Nel suo intervento, Macron ha descritto un mondo che “scivola verso la legge del più forte”, denunciando il progressivo indebolimento del diritto internazionale, il ritorno delle ambizioni imperiali e l’uso dei dazi come strumento di pressione geopolitica. Un riferimento diretto alle mosse dell’amministrazione Donald Trump, che ha rilanciato minacce tariffarie contro l’Unione europea e rivendicazioni sulla Groenlandia, provocando frizioni senza precedenti tra alleati Nato.
Il presidente francese ha invitato l’Europa a reagire in modo unitario, sollecitando l’uso dello strumento anti-coercizione economica e difendendo il multilateralismo come unico argine a un ordine globale sempre più instabile. Sulla stessa linea, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha ribadito che la risposta europea a eventuali dazi americani sarà “inflessibile, unita e proporzionata”, definendo gli shock geopolitici un’occasione per costruire un’Europa più autonoma e meno dipendente dagli Stati Uniti.
Il Forum è stato segnato anche da assenze politicamente rilevanti: la Danimarca ha disertato Davos per protesta contro le pressioni statunitensi sulla Groenlandia, mentre l’Iran è stato escluso dopo le recenti repressioni interne. Non ha partecipato nemmeno il segretario generale dell’Onu António Guterres, ufficialmente per motivi di salute.
Sul fronte dei conflitti, l’attenzione resta alta sull’Ucraina. Il presidente Volodymyr Zelensky ha fatto sapere che valuterà la partecipazione a Davos solo se saranno pronti documenti concreti su ricostruzione e garanzie di sicurezza, e se emergerà la possibilità di un incontro con Trump. Al momento, tuttavia, non è previsto alcun bilaterale ufficiale tra i due leader, mentre la guerra e la crisi energetica restano priorità per Kiev.
A suscitare ulteriore dibattito è stata l’iniziativa di Trump di organizzare a Davos la firma del cosiddetto “Board of Peace” per Gaza, un organismo che molti osservatori vedono come un tentativo di creare una struttura alternativa alle Nazioni Unite. L’iniziativa ha spaccato la comunità internazionale e ha contribuito ad alimentare lo scontro con la Francia, che ha rifiutato di aderire, attirandosi minacce di dazi fino al 200% su vini e champagne.
Tra messaggi privati resi pubblici, tensioni commerciali e diplomazia muscolare, Davos 2026 si conferma così non solo come il principale palcoscenico dell’economia globale, ma come specchio di un ordine internazionale in trasformazione, dove le regole condivise cedono sempre più spesso il passo ai rapporti di forza.

