Per la prima volta dal 1972, il Giappone si prepara a dire addio ai suoi panda. I due ultimi esemplari presenti nel Paese, i gemelli Lei Lei e Xiao Xiao nati allo zoo di Ueno a Tokyo nel 2021, saranno rimpatriati in Cina entro la fine di gennaio, anticipando di qualche settimana la scadenza formale del prestito. La loro partenza segna la prima assenza totale di panda negli zoo giapponesi dagli anni ’70, quando la prima coppia di animali fu donata per celebrare la normalizzazione dei rapporti diplomatici tra Tokyo e Pechino.

I cuccioli, attrazione turistica di grande richiamo, sono proprietà esclusiva della Cina, come previsto dalla cosiddetta “diplomazia del panda”, strumento di soft power utilizzato da Pechino fin dagli anni ’70 per rafforzare le relazioni internazionali. L’annuncio del rimpatrio, confermato dal governo metropolitano di Tokyo, ha suscitato malcontento tra il pubblico e solleva interrogativi sul futuro dei rapporti bilaterali tra le due potenze asiatiche.

La crisi è stata innescata dalle dichiarazioni della premier giapponese Sanae Takaichi, che ha definito una potenziale crisi su Taiwan come una “minaccia esistenziale” per il Giappone, giustificando un possibile intervento militare congiunto con gli Stati Uniti. La posizione ha provocato la forte reazione di Pechino, che considera Taiwan parte del proprio territorio e respinge qualsiasi ingerenza esterna.

Nonostante gli sforzi della municipalità di Tokyo per prolungare la permanenza dei panda, Pechino non ha concesso proroghe e i tentativi di negoziare l’arrivo di una nuova coppia prima del rimpatrio appaiono ormai improbabili. Oltre al valore simbolico, la loro assenza avrà anche un impatto economico: i panda hanno da decenni attratto flussi turistici significativi, soprattutto allo zoo di Ueno, diventato epicentro dell’affetto popolare per gli orsi più fotogenici del pianeta.

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