Standing ovation e lacrime al Lingotto per l’unico incontro pubblico della donna diventata simbolo mondiale della lotta contro la violenza sulle donne. «Non sono io a dover provare vergogna, ma loro». Un messaggio di speranza che scuote le coscienze nel weekend del Salone del Libro.

Il silenzio che precede l’esplosione di un applauso infinito. È iniziata così la serata che Torino non dimenticherà facilmente: l’arrivo di Gisèle Pelicot al Salone del Libro. Mercoledì sera, 18 marzo 2026, il Lingotto è diventato l’epicentro di una testimonianza civile senza precedenti. Invitata per l’unico evento pubblico della sua visita in Italia, la donna che ha trasformato il proprio calvario personale in una battaglia collettiva contro la “cultura dello stupro” ha parlato a una platea gremita, composta soprattutto da giovanissimi.

«È possibile rinascere dalle proprie ceneri», ha esordito con voce ferma, guardando negli occhi un pubblico visibilmente commosso. Una frase che è già diventata il manifesto di questa edizione del Salone.

Il coraggio di “mettere la faccia”

La vicenda di Gisèle è nota alle cronache mondiali: drogata per un decennio dal marito e data in pasto a decine di sconosciuti. Ma a Torino non si è parlato solo di dolore, bensì di dignità.

  • Il rifiuto del segreto: Gisèle ha ribadito la sua scelta rivoluzionaria di volere un processo a porte aperte. «La vergogna deve cambiare campo», ha ripetuto, sottolineando come l’anonimato spesso finisca per proteggere i carnefici anziché le vittime.
  • La “Banalità del Male”: Durante l’incontro è emerso il ritratto inquietante degli abusatori, uomini “comuni” (infermieri, giornalisti, operai), a dimostrazione che la violenza non ha un volto mostruoso predefinito, ma si nasconde nella quotidianità più insospettabile.

Un messaggio per le nuove generazioni

Il momento più intenso della serata è stato il dialogo con i ragazzi delle scuole. Gisèle si è rivolta direttamente a loro, chiedendo di scardinare i pregiudizi e di educarsi al consenso. “Non sono una vittima, sono una sopravvissuta che ha scelto di parlare,” ha spiegato, ricevendo una seconda, lunghissima standing ovation. La sua presenza a Torino non è stata vissuta come un evento editoriale, ma come un atto politico e umano necessario.

Il Salone del Libro come presidio di libertà

L’intervento della Pelicot ha dato il la a una serie di riflessioni che hanno attraversato tutto il weekend del Salone. Tra i corridoi del Lingotto, il tema dei diritti e della violenza di genere è rimasto centrale, con numerosi panel dedicati alla riforma dei codici penali europei e al supporto psicologico per le vittime di trauma.

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