Inaugurata la seconda edizione del programma di commissioni semestrali curato da Francesco Manacorda. Gabriel Chaile, Lonnie Holley e Huda Takriti sfidano i canoni della storia dell’arte dialogando con le sale storiche del Museo.
Il Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea trasforma ancora una volta il suo percorso espositivo in un dispositivo dinamico e in continua evoluzione. Ha preso il via oggi, 26 marzo 2026, la seconda edizione di “Inserzioni”, il progetto che invita artisti internazionali a “intrufolarsi” tra le pieghe della collezione permanente e delle sfarzose sale barocche della residenza sabauda.
Curata da Francesco Manacorda, con l’intervento specifico di Huda Takriti curato da Linda Fossati, la rassegna propone nuove opere pensate per spazi “non neutrali”, dove l’architettura incompiuta del Castello diventa co-protagonista della narrazione.
Tre voci contro le narrazioni dominanti
Il progetto coinvolge tre artisti le cui pratiche esplorano la memoria, la genealogia e la decostruzione dei canoni occidentali:
- Gabriel Chaile: L’artista argentino interviene in modo spettacolare sul pozzo medievale del Castello. La sua opera, una figura antropomorfa in creta che dialoga con sculture evocanti un accampamento precario, trasforma il sito storico in uno spazio sospeso tra il diorama e uno scenario fantascientifico post-apocalittico.
- Lonnie Holley: Maestro dell’assemblaggio e della memoria afroamericana, Holley porta a Rivoli la sua capacità di trasformare materiali di recupero in potenti genealogie visive, interrogando criticamente la stratificazione storica degli ambienti museali.
- Huda Takriti: L’artista siriana riflette sulle narrazioni collettive e sulle distorsioni della memoria attraverso installazioni che sfidano la fissità dello spazio barocco.
[Image: Contemporary clay sculpture by Gabriel Chaile inside the medieval well of Castello di Rivoli]
Il museo come dispositivo vivo
“Inserzioni” non è una semplice mostra temporanea, ma un’operazione di riscrittura museale. L’obiettivo è generare nuove relazioni tra le opere e la memoria dei luoghi, aprendo a linguaggi diversi che mettono in discussione la storia dell’arte tradizionale.
L’integrazione di queste nuove commissioni nel percorso della collezione permanente permette ai visitatori di fruire del Castello non come un contenitore statico di capolavori, ma come un organismo vivo capace di accogliere visioni critiche e immaginazioni contemporanee.

