Il progetto “L’orecchio è l’occhio dell’anima” celebra Santa Ildegarda di Bingen attraverso la musica e la contemplazione. Annunciati 24 artisti internazionali sotto la cura di Hans Ulrich Obrist.
La Santa Sede rompe gli schemi tradizionali e punta su un’avanguardia sonora per la 61ª Biennale d’Arte di Venezia. È stato presentato oggi il Padiglione “L’orecchio è l’occhio dell’anima”, un viaggio mistico e “rock” ispirato alla figura di Ildegarda di Bingen, la badessa medievale dottore della Chiesa che fu compositrice, guaritrice e visionaria.
Sotto la guida del curatore superstar Hans Ulrich Obrist e di Ben Vickers, il padiglione riunisce una costellazione di nomi leggendari: da Brian Eno a Patti Smith, passando per il regista Jim Jarmusch e l’ultima opera testamentaria di Alexander Kluge, il maestro del cinema tedesco scomparso lo scorso marzo.
Due sedi tra silenzio e tecnologia
Il Padiglione si dividerà tra due luoghi iconici di Venezia, trasformandoli in spazi di ascolto e meditazione:
- Il Giardino Mistico dei Carmelitani Scalzi (Cannaregio): Un giardino monastico del XVII secolo dove i visitatori, muniti di cuffie, ascolteranno opere sonore inedite realizzate da 20 artisti (tra cui FKA Twigs, Caterina Barbieri e Terry Riley) in collaborazione con il Soundwalk Collective. Uno strumento site-specific permetterà inoltre di “ascoltare” il giardino stesso in tempo reale.
- Complesso di Santa Maria Ausiliatrice (Castello): Trasformato in uno scriptorium contemporaneo, ospiterà l’opera finale di Kluge (un’installazione in 12 stazioni), una biblioteca ildegardiana e i disegni di Ilda David’.
Il “rallentamento” come preghiera
In linea con il tema generale della Biennale 2026 proposto da Koyo Kouoh, la Santa Sede invita al silenzio. La mostra non è solo un’esibizione, ma una liturgia sonora. Particolarmente significativa la partecipazione delle monache benedettine dell’Abbazia di Eibingen, che porteranno la tradizione del canto ildegardiano direttamente nel cuore del Padiglione.

