L’intelligenza artificiale è entrata stabilmente nella quotidianità degli italiani ma la familiarità non coincide ancora con una reale padronanza. Secondo una recente indagine europea condotta nel 2025, l’uso degli strumenti di IA cresce rapidamente, mentre le competenze restano indietro, creando un divario sempre più evidente tra chi utilizza la tecnologia e chi la comprende davvero.
Oggi il 48% degli italiani dichiara di usare sistemi di intelligenza artificiale generativa, come quelli capaci di produrre testi, immagini o video su richiesta. È un balzo significativo rispetto all’anno precedente, che conferma come l’IA sia diventata uno strumento comune su computer e smartphone.
Tuttavia, solo un cittadino su tre si sente in grado di usarla con sicurezza e consapevolezza, un dato inferiore alla media europea e indicativo di una fragilità diffusa sul piano delle competenze digitali.
Il divario generazionale resta marcato. I giovani adulti mostrano maggiore confidenza e adattabilità, mentre le difficoltà emergono soprattutto tra gli over 60 non più attivi professionalmente, che faticano a orientarsi tra nuove interfacce, limiti tecnologici e rischi legati all’affidabilità delle risposte automatiche.
L’intelligenza artificiale è percepita come sempre più presente in settori chiave della vita quotidiana: informazione, intrattenimento, acquisti online, istruzione e formazione. Proprio questi ambiti sono quelli in cui i cittadini avvertono con maggiore forza l’impatto della tecnologia, riconoscendone il potenziale ma anche le criticità. Se da un lato l’IA viene apprezzata per la velocità e la praticità, dall’altro cresce la consapevolezza dei suoi limiti, come la possibilità di errori, contenuti imprecisi o manipolabili.
Sul fronte dell’impatto concreto, prevale ancora una certa cautela. Più della metà degli italiani non percepisce cambiamenti significativi nella propria vita quotidiana, mentre solo una minoranza individua benefici tangibili, come il risparmio di tempo. Più controverso il giudizio sulla qualità dell’informazione: per alcuni l’IA rappresenta un supporto utile, per altri un fattore di rischio, soprattutto in relazione alla diffusione di notizie false e contenuti ingannevoli.
Anche il mondo del lavoro è osservato con attenzione. Sebbene l’adozione dell’IA nelle aziende italiane sia in crescita, molti lavoratori non avvertono ancora effetti diretti. Restano però forti le preoccupazioni legate al futuro occupazionale: una parte consistente della popolazione teme che l’automazione possa eliminare più posti di lavoro di quanti ne creerà, se non accompagnata da politiche di formazione e riconversione adeguate.
Tra speranze e timori, emerge un quadro ambivalente. L’IA è vista come una risorsa capace di personalizzare servizi, ottimizzare risorse e aprire nuove opportunità, ma allo stesso tempo suscita interrogativi su privacy, sicurezza dei dati, sostenibilità ambientale e controllo pubblico. In questo scenario in rapida evoluzione, la sfida principale non è solo tecnologica, ma culturale: investire in competenze, consapevolezza e alfabetizzazione digitale diventa una condizione essenziale per trasformare l’intelligenza artificiale da strumento usato a tecnologia davvero compresa.

