Prosegue il percorso dell’Italia sulle politiche migratorie esterne ai confini nazionali. È stato infatti rinnovato l’accordo per l’ospitalità delle forze dell’ordine impegnate nella gestione dei Centri di Permanenza per il Rimpatrio (CPR) in Albania, previsti dal protocollo bilaterale siglato tra Roma e Tirana nel novembre 2023. La nuova convenzione avrà una durata di due anni e comporterà una spesa stimata di oltre 18 milioni di euro.

L’intesa riguarda il personale di polizia impiegato nelle strutture di Gijader e Shengjin e prevede l’alloggiamento in camere singole all’interno di una struttura alberghiera di alta categoria, comprensivo di ristorazione e servizi accessori. Una misura pensata per garantire continuità operativa e condizioni logistiche adeguate agli agenti chiamati a svolgere le attività connesse al funzionamento dei centri.

A seguito di una consultazione preliminare di mercato avviata dal Ministero dell’Interno a metà giugno 2025 e conclusa alla fine dell’anno, l’appalto è stato nuovamente assegnato al Rafaelo Resort, già titolare del servizio nel precedente affidamento. La struttura, con sede a Shengjin, è risultata l’unica a presentare un’offerta economica formale tra gli operatori invitati alla procedura.

Il costo giornaliero previsto per ciascun alloggio è fissato in 83 euro, al netto delle imposte, per un importo complessivo massimo che supera i 18 milioni di euro nell’arco dei ventiquattro mesi. Il decreto di aggiudicazione definitiva è stato firmato lo scorso 11 dicembre e reso pubblico nei giorni successivi.

Il rinnovo dell’accordo si inserisce nel più ampio quadro del protocollo Italia-Albania, più volte difeso dal governo come una soluzione “innovativa” alla gestione dei flussi migratori. Dopo una fase iniziale di rallentamenti legati a pronunce giudiziarie e a dubbi di compatibilità con la normativa europea, l’esecutivo ha ribadito l’intenzione di portare il progetto a pieno regime, anche attraverso adeguamenti normativi a livello Ue.

Con la conferma delle infrastrutture logistiche e dei servizi di supporto alle forze dell’ordine, l’obiettivo dichiarato è quello di rendere pienamente operativi i centri albanesi, rafforzando il controllo dei flussi e il sistema dei rimpatri. Un modello che continua a suscitare dibattito politico e istituzionale, ma che il governo considera strategico per la gestione futura dell’immigrazione.

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