Un’Italia affaticata, impoverita, disillusa. È l’immagine che emerge dal 59° Rapporto Censis, una radiografia sociale che racconta un Paese in cui il ceto medio vede sgretolarsi il proprio peso economico, mentre la fiducia nei partiti e nelle istituzioni si dissolve. Parallelamente, gli italiani sono sempre più connessi, sempre più attratti da contenuti digitali e media audiovisivi, e sempre meno propensi alla fruizione culturale tradizionale.


Ricchezza in calo: il ceto medio perde terreno, cresce la disuguaglianza

Negli ultimi quindici anni la ricchezza complessiva delle famiglie italiane si è ridotta dell’8,5%, ma a farne le spese è soprattutto il ceto medio.
Il report mostra un Paese che corre a due velocità:

  • Il 50% delle famiglie più povere ha perso il 23,2% del proprio patrimonio.
  • Le famiglie del ceto medio (6º–8º decile) registrano cali tra -35,3% e -24,3%.
  • Anche il nono decile arretra del 17,1%.
  • Solo il 10% più ricco vede crescere la propria ricchezza del 5,9%.

Il risultato? A inizio 2025:

  • il 60% della ricchezza nazionale è concentrato nelle mani del 10% delle famiglie,
  • il 48% appartiene al 5% più ricco,
  • mentre 13 milioni di famiglie alla base della piramide patrimoniale possiedono appena il 7,3% della ricchezza del Paese.

L’“età del Grande Debito”: un equilibrio sempre più fragile

Il Censis lancia un allarme forte sul futuro delle economie avanzate: l’indebitamento sta raggiungendo soglie mai viste in tempi di pace.
Nel G7, il debito pubblico è passato dal 75,1% al 124% del Pil tra 2001 e 2024.

In Italia:

  • 108,5% del Pil nel 2001
  • 134,9% nel 2024

E le previsioni non sono rassicuranti: entro il 2030 il rapporto debito/Pil dei Paesi del G7 supererà il 137%, tornando vicino ai livelli della pandemia, ma senza alcuna emergenza sanitaria a giustificarlo.


Un Paese anziano, spaventato e poco protetto

Gli italiani non si sentono al sicuro:

  • 78,5% teme di non avere assistenza adeguata in caso di non autosufficienza.
  • 72,3% pensa che lo Stato non sarebbe in grado di aiutarli di fronte a eventi climatici estremi.

Pur dichiarando di essere disponibili a investire fino a 70 euro al mese per assicurarsi contro rischi sanitari o ambientali, la realtà è un’altra:

  • 70% non sta facendo nulla per tutelarsi.
  • Solo 10,7% ha o prevede una polizza assicurativa.

La maggioranza si affida a risparmi personali, familiari, o semplicemente rimanda il problema.


Cultura: crollano giornali e libri, cresce solo ciò che è “esperienziale”

La spesa per la cultura è crollata del 34% in vent’anni. A cedere sono soprattutto:

  • quotidiani: –48,3%
  • libri: –24,6%

Al contrario, aumentano:

  • servizi culturali: +28,9%
  • consumi di beni culturali: +14,2%

Gli italiani cercano esperienze da vivere e condividere:

  • cinema: 45,5%
  • eventi musicali: 24,7%
  • teatro: 22%
  • musei: 33,6%
  • siti archeologici/monumenti: 30,9%

La cultura torna a vivere quando diventa evento, esperienza, contenuto da mostrare sui social.


Sessualità femminile: più autonomia, ma i falsi miti resistono

Le donne italiane sono sempre più consapevoli e assertive:

  • il 78,8% ritiene che oggi siano loro a fare il primo passo,
  • il 61,6% vede nel sesso soprattutto una forma di piacere,
  • il 56,4% distingue sessualità e amore.

Eppure, sopravvivono credenze scorrette:

  • 16,6% pensa che non si possa rimanere incinte durante il ciclo,
  • 8,9% crede che la luna piena aumenti la fertilità,
  • 5,1% ritiene che la pillola contraccettiva protegga dalle IST.

Una fotografia che combina emancipazione e retaggi culturali difficili da sradicare.


Media: internet vola, la tv non cede, la carta affonda

Gli italiani sono sempre più digitali:

  • 90,1% usa internet
  • 89,3% lo smartphone
  • 86,1% i social

Ma la televisione resta imbattibile: 94,1% di utenti, un primato che sembra intoccabile.

La stampa, invece, vive il suo momento più difficile:

  • quotidiani cartacei: 21,7% di lettori (–45,3% dal 2007)
  • libri cartacei: 40,2% (–5,6% in un anno)
  • e-book: 13,4%

Tra i social dominano i contenuti visivi:

  • Instagram: 78,1%
  • YouTube: 77,6%
  • TikTok: 64,2%

E per informarsi?

  • telegiornali: 47,7%
  • Facebook: 36,4%
  • motori di ricerca: 23,3%
  • siti di news: 17,2%

Tra i giovani i tg crollano al 22,5%, mentre YouTube e Google diventano le prime fonti.


Digitalizzazione estrema: dipendenza, iperconnessione e bisogno di staccare

Nel 2025:

  • 46,1% degli italiani fra 16 e 64 anni passa più di 4 ore al giorno online per uso non lavorativo.
  • tra i 16–17enni la quota sale al 64,5%.
  • 11,3% dei giovani adulti supera le 7 ore al giorno.

Non sorprende che:

  • 63% si senta dipendente dalle tecnologie,
  • 65,6% senta il bisogno di disconnettersi.

Deepfake: italiani affascinati e spaventati

Oltre 6 italiani su 10 hanno visto almeno un deepfake. I rischi percepiti aumentano:

  • 44,9% si fida meno dei contenuti online,
  • 17,2% teme che le proprie immagini possano essere manipolate,
  • 13,6% ha smesso di leggere notizie sui social.

I motivi per cui si crede ai deepfake? Fiducia cieca nelle fonti online, qualità tecnica, scarsa alfabetizzazione mediatica.


Influencer: il mito si sgonfia

Il rapporto registra un calo dell’attrattiva verso i macro-influencer:

  • 71,2% degli italiani non li ha mai seguiti,
  • tra i giovani la disaffezione è crescente,
  • 34,3% pensa che il loro potere sia in declino.

A crescere è l’interesse per i micro-influencer, percepiti come più autentici: li preferisce il 23,2% della popolazione.


Conclusione: un Paese fragile, iperconnesso e in cerca di nuove certezze

Il Rapporto Censis tratteggia un’Italia dove:

  • le disuguaglianze aumentano,
  • la fiducia politica crolla,
  • la cultura cambia forma,
  • la tecnologia invade la quotidianità,
  • e la società si muove tra paura, dipendenza digitale e bisogno di autenticità.

Un Paese in trasformazione profonda, che naviga tra vecchie fragilità e nuove abitudini, cercando ancora un progetto collettivo in cui credere.

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