Dal 14 aprile l’installazione “There Are Other Fish In The Sea” del collettivo Superflex trasforma lo spazio rinascimentale. Un monito sull’innalzamento dei mari che omaggia anche le vittime dell’alluvione del ’66.

Il cuore rinascimentale di Firenze si prepara a essere sommerso, simbolicamente e fisicamente, da un frammento di oceano. Dal 14 aprile fino ai primi di agosto, il cortile di Palazzo Strozzi ospiterà “There Are Other Fish In The Sea”, un’imponente installazione site-specific firmata dal collettivo danese Superflex. L’opera utilizza l’acqua per prefigurare un futuro prossimo in cui il cambiamento climatico e l’innalzamento dei mari ridisegneranno i confini della vita umana e non umana.

L’installazione presenta una distesa d’acqua dalla quale emergono diverse colonne, creando un paesaggio surreale che invita i visitatori a ripensare la coesistenza tra le specie. Il collettivo Superflex, noto a livello mondiale per l’impegno nel ridefinire il ruolo dell’arte di fronte alle sfide sociali ed economiche, mette in discussione la centralità dell’uomo nel sistema ambientale, proponendo una prospettiva in cui l’ambiente naturale riprende i suoi spazi.

La scelta del luogo e del tema non è casuale: l’opera funge da potente richiamo al 60° anniversario dell’alluvione di Firenze del 4 novembre 1966. Trasformando il cortile in uno specchio d’acqua, la Fondazione Palazzo Strozzi intende onorare la memoria storica della città, collegando il trauma del passato alle urgenze ecologiche del presente.

Il progetto, curato dal direttore generale Arturo Galansino, è presentato in collaborazione con la Fondazione Hillary Merkus Recordati e il Kunsthal Spritten di Aalborg. Si conferma così la vocazione di Palazzo Strozzi come laboratorio di riflessione critica, capace di utilizzare il contrasto tra l’architettura classica e l’arte contemporanea per scuotere la coscienza collettiva sui rischi legati all’emergenza climatica.

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