L’autorialità che si apre al mondo, la scultura che si fa bosco e l’arte che diventa una “chiamata a raduno”. È stato presentato ufficialmente il progetto per il Padiglione Italia della 61ª Esposizione Internazionale d’Arte di Venezia (9 maggio – 22 novembre 2026): protagonista è Chiara Camoni, la cui mostra “Con te Con tutto”, curata da Cecilia Canziani, promette di trasformare gli spazi dell’Arsenale in un’esperienza immersiva e collettiva.

Il progetto, promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura, nasce da una pratica artistica che l’autrice definisce corale, scaturita dal lavoro condiviso con figli, amici, vicini e studenti nel suo giardino-studio.

L’installazione si articolerà nelle due Tese delle Vergini come un unico paesaggio in trasformazione. La prima Tesa accoglierà i visitatori in una penombra suggestiva, popolata da un “bosco silenzioso” di oltre venti statue in ceramica, figure ibride tra l’umano e l’animale, ornate con materiali naturali e scarti industriali. La seconda Tesa, in piena luce, si presenterà invece come un mondo in costruzione, dove architetture domestiche e oggetti riciclati ospiteranno una serie di “Dialoghi” curati da Fiammetta Griccioli e Lucia Aspesi. Un approccio che recupera la terracotta e l’argilla per raccontare un’idea di scultura che muta insieme ai corpi dei visitatori.

Tuttavia, la conferenza stampa è stata anche il teatro di un rinnovato scontro istituzionale sulla partecipazione della Federazione Russa alla Biennale. Il Ministro della Cultura Alessandro Giuli, intervenuto in video, ha ribadito la ferma contrarietà del governo: “L’arte di un’autocrazia è libera solo quando è dissidente”, ha dichiarato, ricordando come la libertà del popolo ucraino sia calpestata da oltre quattro anni. Di segno opposto la replica del presidente della Biennale, Pietrangelo Buttafuoco, che ha rivendicato l’autonomia dell’istituzione veneziana come luogo dove “chiusura e censura sono fuori dall’ingresso”. Una tensione che non si placa: il collettivo Pussy Riot ha già annunciato azioni di protesta contro la decisione italiana di non impedire la presenza russa.

Buttafuoco ha inoltre rispedito al mittente le critiche sulla presunta “assenza degli italiani” nella mostra internazionale principale, spiegando come la morte prematura della curatrice generale Koyo Kouoh abbia interrotto un tour programmato per incontrare gli artisti del nostro Paese. Il Padiglione Italia resta dunque l’unico vero “fiore all’occhiello” per l’eccellenza nazionale, un luogo di ascolto e collaborazione che, nelle parole della curatrice Canziani, invita a ripensare l’esistenza attraverso la materia e la relazione.

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